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La Rwm Italia di Domusnovas dice no alla riconversione

I sindacati difendono la fabbrica di armi, da un po’ di tempo al centro delle polemiche, per salvaguardare i posti di lavoro


A Domusnovas la fabbrica Rwm Italia è da un po’ oggetto di tante polemiche. Vi si producono armi vendute nei principali scenari di guerra mondiali e sono in molti a chiedersi se non sia il caso di riconvertire la produzione. Confindustria Sardegna Meridionale e le organizzazioni sindacali Cgil-Filctem e Cisl-femca del Sulcis Iglesiente tengono però a precisare che la fabbrica opera nel rispetto assoluto delle normative e delle regole vigenti ed è sottoposta a rigorosi processi di controllo da parte degli organismi preposti alla vigilanza. L’attività si trova in una zona della Sardegna caratterizzata da una profonda crisi economica che, in tempi in cui il lavoro scarseggia ovunque, riesce a garantire più di 300 posti di lavoro, tra contratti a tempo indeterminato e contratti in somministrazione, ed un indotto di sicuro rilevante per una zona così piccola di territorio sardo. I sindacati, in una nota congiunta, ribadiscono "il pieno diritto e la legittimità dell'attività produttiva dello stabilimento di Domusnovas" che diffonde reddito nel territorio e che per questo va assolutamente tutelata.

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E riguardo alle ipotesi di riconversione della fabbrica, i sindacati precisano che si tratta di ipotesi “giuridicamente irricevibili, assolutamente impercorribili e velleitarie, per investimenti, competenze, tecnologie, attrezzature industriali e mercati totalmente alternativi e diversi rispetto agli attuali. Chiedere la riconversione equivale dunque a chiedere la chiusura dello stabilimento”. Aggiungono anche che le notizie scorrette e le false informazioni che circolano riguardo alle attività della fabbrica non fanno altro che mettere in pericolo posti di lavoro e contribuiscono a creare un clima di “propaganda e agitazione sociale” che mette a rischio non solo i posti di lavoro ma anche la sicurezza personale dei lavoratori, delle loro famiglie e del sito in cui sorge la fabbrica.

FOTO| Pixabay

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  • Scritto da Anna Maria Cantarella