Itinerari - Alla ricerca degli Achei Vichinghi nel Baltico

Un viaggio di 23 giorni che segue le tracce delle opere di Omero attraverso tutto il Baltico, tra Lituania, Lettonia, Estonia, Finlandia, Polonia e Germania.

A cura di: Gian Luigi Ceva

L’idea di questo viaggio è nata dalla lettura del saggio intitolato: Omero nel Baltico. Il lavoro di ricerca condotto da Felice Vinci ci ha portati a ripensare alle numerose e spesso incomprensibili incongruenze e contraddizioni riscontrabili nelle opere omeriche. Persino uno studente non certo particolarmente solerte come risultava essere chi scrive queste note, non avrebbe a suo tempo potuto evitare di rilevarne alcune anche per sola curiosità. Oggi che la lettura si è trasformata da fastidioso obbligo in ricercato piacere, ecco la voglia, a suo tempo impensabile, di scoperta e apprendimento.

L’Autore, pur con linguaggio poco scorrevole, avvince il lettore esponendo l’originale, ma non certo insostenibile tesi di una provenienza nordica dei miti narrati dalle epopee omeriche.

L’intrigante congettura, suffragata con dovizia di riferimenti ambientali e geografici, parte da un passo di Plutarco che pone Ogigia, l’isola della dea Calipso, a cinque giorni di navigazione dalla Britannia, quindi nel nord Atlantico, e perciò ben lontana dalla realtà mediterranea.

Che dire poi della strana descrizione, in entrambe i poemi, di un Peloponneso sistematicamente pianeggiante che, evidentemente, si contrappone al suo reale aspetto pressoché totalmente montuoso? Dell’ubicazione di Itaca che non trova riscontro alcuno nella realtà geografica dello Ionio? Delle “fitte nebbie” che calano sugli improbabilmente biondi protagonisti della guerra di Troia, indossanti, secondo Omero, un “folto mantello” che non svestono mai, neppure durante i banchetti? Di quell’Ellesponto descritto come un brumoso e livido mare sconfinato, la qual cosa mal si adatta all’angusto ed assolato stretto dei Dardanelli? Cosa sono gli inquietanti fenomeni delle “rupi erranti” (forse iceberg) e le danza dell’Aurora (possibile aurora boreale) ? Di quelle spiagge battute da venti freddi, pioggia e neve e che ben poco si addicono alla torrida Anatolia? Di quegli scenari dov’è altamente improbabile riscontrare condizioni di luce tali da permettere di non interrompere mai i combattimenti per il sopraggiungere del buio, cosa invece normalmente riscontrabile alle alte latitudini nel periodo del solstizio d’estate?

Lo stesso personaggio di Omero è avvolto da un fitto velo misterioso a partire dall’incerto luogo di nascita ad arrivare all’epoca in cui visse, se pur mai visse.

Ce n’è abbastanza per indurci a partire ! ! !

Primo giorno:

Mestre - Tarvisio (km 574)

Superata la sempre terribile barriera autostradale di Mestre ci si avvia verso il confine. Prima sosta a Tarvisio nel buon parcheggio che si trova a destra appena prima dell’abitato.

Secondo giorno:

Tarvisio - Modrice - Lotos (km 532)

Tappa di trasferimento con veloce attraversamento dell’ Austria. Si entra nella Repubblica Ceca con sosta dopo Brno in località Modricedove troviamo ottima sosta in periferia davanti alle case destinate agli operai del locale opificio industriale.

Terzo giorno:

Modrice - Lotos (km 648)

Quando siamo ormai quasi al confine, un pazzoide che indossa la divisa di agente della stradale con tanto di paletta spianata, a pochi metri da me che sono in sorpasso di un pesante camion, attraversa di corsa l’autostrada intimandomi l’alt con aria assatanata. Velocemente faccio l’inventario delle possibili infrazioni ma non mi riesce di pensare ad alcuna. Intanto il novello kamikaze, con aria da furbetto, controlla la validità del bollino autostradale. Riscontrata l’assoluta regolarità della mia posizione sembra rimanerci male e, suo malgrado, mi elargisce un largo sorriso d’assenso e con gesto teatrale mi invita a riprendere, sollecitamente, la marcia !?! All’imbrunire arrestiamo il nostro andare a Lotos in un comodo parcheggio per TIR, con possibilità di rifornimento acqua e sorveglianza notturna (Dio non voglia che i “sorveglianti” siano costretti all’espletamento del loro compito: il vecchio dall’aspetto avvinazzato ed il ragazzotto che lo affianca non rimandano una grande immagine di affidabilità).

Quarto giorno:

Lotos - attraversamento Polonia - Trakaj - Vilnius (km 495)

Facciamo ingresso in Polonia dove ritroviamo i profondi solchi longitudinali (koleiny in lingua locale) lasciati dagli pneumatici dei sovraccarichi mezzi pesanti che affollano le strade polacche. La marcia ne risulta rallentata, ma ancor peggio sarà dopo il valico di frontiera di Budszinsko, dove un’impressionante coda di TIR segna il nostro ingresso in Lituania.

Qui il satellitare pone i suoi confini e propone lo schermo di un egemone bel colore azzurro oppure, pur seguendo la direzione, lo fa in modo piuttosto approssimativo, indicando i punti cardinali come riferimento. Ricorriamo allora alle vecchie ma pur sempre affidabili documentazioni cartacee che prudentemente ci siamo portati al seguito. Pressoché ininterrotti sono i cantieri approntati per il rifacimento della rete stradale che, come ricordano grandi cartelli, sono finanziati dalla Comunità Europea. Interminabili tratti a senso unico alternato ci costringono a prolungate fermate. Quando si trova un doppio senso di circolazione incrociamo intere flottiglie di autotreni che procedono a velocità paurosa.

Una breve sosta a Trakai, l’antica capitale del Granducato Lituano. La località, che presenta un bel borgo di case in legno, è soprattutto famosa per il maestoso Castello dell’Ordine Teutonico che si erge in bella posizione nell’abbagliante rosso dei suoi mattoni al centro del lago Galve contornato da fitta vegetazione. La suggestiva atmosfera è purtroppo disturbata dalla massiccia presenza di bancarelle cigolanti sotto il peso di cumuli di oggetti-souvenirs il cui gusto risulta nella maggior parte dei casi, assai discutibile.

A sera, raggiunta Vilnius, prendiamo posto sul lungofiume nel comodo parcheggio del Museo Nazionale Lituano. Dopocena una piacevole passeggiata nel cuore della città vecchia ci porta a scoprire quanto era stato da noi trascurato nel corso della precedente visita alla bella capitale lituana, dichiarata dall’Unesco patrimonio culturale dell’umanità per i suoi monumenti gotici, rinascimentali e barocchi. Osservando stupiti l’opulenza (alquanto ostentata) delle vetrine dove fanno bella mostra le griffes più prestigiose della moda con prezzi da capogiro, i locali notturni eleganti ed affollati, nonostante la giornata feriale, le fiammanti automobili di grossa cilindrata, i palazzi di recentissimo ed approfondito restauro. Non possiamo non stupirci dell’incredibile sviluppo economico avvenuto dopo i lunghi e bui anni della passata dominazione sovietica.

Quinto giorno:

Vilnius - Savariskes - Salacgriva (km 417)

Una variante che merita i suoi 25 km ci porta sulla strada 101 verso Kalvariju, quindi in direzione Savariskes per giungere così a longitudine 25°19’ e latitudine 54° 54’ cioè all’Europas Centras, il centro geografico d’Europa, ricavato tracciando due linee immaginarie che vadano a congiungere la Scozia con il Caucaso e Gibilterra con gli Urali. Il punto esatto è indicato da una piccola piramide su un rialzo erboso che si raggiunge attraversando l’Europas Parkas, un lussureggiante parco dove sono dislocate opere d’arte (?!) moderna realizzate da artisti di tutto il mondo. Ripreso il cammino verso nord incontriamo ancora strade dalla difficoltosa percorrenza causata dai soliti cantieri aperti, la cui estensione appare del tutto incomprensibile. Oltre allo stato della pavimentazione, è opportuno prestare grande attenzione allo stile di guida. I mezzi stranieri sono particolarmente tenuti d’occhio, si consiglia quindi il rigoroso rispetto dei limiti di velocità e quant’altro previsto dal codice stradale. Il percorso, che si dipana monotonamente fra estesi boschi e pinete, ci porta alla frontiera di Salociai.

Per l’ingresso in Lettonia presentiamo i passaporti e non abbiamo problemi; i nostri amici invece, essendo in possesso delle nuove carte d’identità magnetiche, qui ancora sconosciute, incontrano qualche difficoltà supplementare e del tutto gratuita. Superata di slancio Riga, quando l’ora ormai ce lo impone ci fermiamo a Salacgriva. Qui troviamo ottima sistemazione in centro paese, a lato della chiesa, in un tranquillo spiazzo alle spalle dell’officina meccanica.

 

Foto | Mantas Volungevicius su Flickr

Sesto giorno:

Salacgriva - Tallin (km 387)

Raggiungiamo Ainazi, ultima cittadina lettone. Alla frontiera, dopo la solita pantomima con i documenti, facciamo ingresso in Estonia, la nazione che dovrebbe dare inizio alle scoperte delle presunte “fandonie” omeriche che qui siamo venuti a cercare. Questi luoghi rappresenterebbero l’Ellade, affacciati sul Golfo di Finlandia a risultare l’ Ellesponto (mare di Elle). Proprio sulla linea di confine, nella zona del fiume Velikaja ed il lago Pskow si troverebbe Ftia la patria di Achille. I riferimenti sul terreno sono impossibili a trovarsi, proseguiamo quindi spediti (termine assai relativo date le condizioni tutt’altro che confortevoli delle strade estoni) con l’evidente scopo di arrivare il più presto possibile a Tallin.

Raggiunta la capitale ci sistemiamo nel grande spazio semierboso che si trova prospiciente i terminal dei traghetti. Vagliate le tariffe proposte dalle diverse compagnie di navigazione, prenotiamo il passaggio A & R con la Viking Line che offre, oltre a condizioni economicamente più favorevoli, orari più confacenti alle nostre esigenze.

Espletate le formalità richieste, andiamo in visita alla Vanalinn la bella città vecchia che presenta antichi edifici dal sorprendente aspetto unitario racchiusi da un possente giro di mura medievali. Anche questa città mostra evidenti segni dell’impensabile, veloce processo evolutivo che ha preso il via con la ritrovata indipendenza dell’agosto 1991 e, se pur si notano ancora gravosi segni di passati travagli, le vetrine sono ormai piene di prodotti occidentali con costi adeguati allo standard nostro abituale, se non addirittura più elevati per quanto concerne il settore abbigliamento. Numerosi negozi propongono pregevoli manufatti in lino e numerosi sono gli accattivanti ristorantini dove sorridenti e graziose giovani cameriere invitano ad entrare. E’ proprio così che terminiamo la giornata davanti ad un ottimo piatto tradizionale, con la piacevole sorpresa di un conto finale decisamente leggero.

Settimo giorno:

Tallin - Helsinki - Porvoo - Lovisa - Kotka (km. 174)

Di buon mattino ci presentiamo al chek-in con largo anticipo e la cosa ci permette di ovviare ad un malinteso con lo scortese addetto agli imbarchi. Le quasi tre ore di traversata scorrono abbastanza velocemente con le ripetute visite al duty-free. Ed eccoci in Finlandia a cui gli abitanti danno il nome di Suomi, la terra dei 200.000 laghi, delle sterminate foreste di betulla e della sauna.

Sbarcati ad Helsinki troviamo una buona sistemazione nell’ampio parcheggio gratuito sul lungomare Merisatanmaranta. La posizione è invero strategica ed uno splendido sole ci accompagna. Possiamo così goderci appieno la Città bianca del nord, colmando le numerose lacune della nostra precedente visita avvenuta sotto le più malevoli attenzioni di Giove Pluvio. Nel pomeriggio, lasciata la capitale, dirigiamo ad est ed imbocchiamo la parte più orientale della Kuninkaantie, la Via del Re. Per secoli questo è stato l’abituale percorso di merci e corrieri sull’importante arteria che collegava Stoccolma a San Pietroburgo. Troviamo ora fondi stradali assai più confortevoli di quelli toccatici nei giorni più recenti e celermente si prosegue.

Sul cammino incontriamo dapprima Porvoo, la cui parte più antica conserva intatte atmosfere medievali e, sul lungofiume, una bellissima infilata di vecchi magazzini in legno dipinti di rosso. A seguire troviamo Loviisa che deve il nome a Lovisa Ulrika, regina di quella Svezia che a lungo qui impose il suo dominio. Del proprio passato la cittadina conserva poche memorie, conseguenza di un devastante incendio; solo alcuni resti delle fortificazioni sono visibili nel settore nord. A sera troviamo una felice sistemazione sul pittoresco porto di Kotka, bella cittadina affacciata sull’arcipelago, dove il notevole movimento commerciale di legname costituisce il più importante motivo d’interesse.

Ottavo giorno:

Kotka - Parco nazionale Langinkoski (km 108)

Il clima finora davvero favorevole, non è benigno proprio quando ci apprestiamo alla visita del Parco Nazionale Langinkoski al cui centro, nel punto in cui il fiume Kymijoki forma belle rapide, si trova un’isoletta sulla quale sorge la casa di pesca in cui lo zar Alessandro III usava rifugiarsi in estate con la sola compagnia della zarina e senza servitù alcuna.

Abbandoniamo la Via del Re, riservandocene un ulteriore tratto ad occidente quando saremo sulla strada del ritorno e ci dirigiamo verso nord attraversando zone ricoperte da fitte foreste di pini, abeti rossi e betulle. Ci fermiamo ad Anjalankoski. Secondo la guida in nostro possesso (anche queste non sono più quelle di una volta), nei pressi delle rapide formate dal fiume dovrebbe trovarsi un castello del XVII sec. la cui storia sarebbe legata alla cosiddetta congiura di Anjala. Per quanto si cerchi non troviamo nè rapide nè castello, solo con l’aiuto di un pittoresco, attempato personaggio, ricoperto di capelli e tatuaggi riusciamo ad arrivare in riva al fiume. Qui troviamo quelle che se proprio si vuole si possono definire rapide, ma altro non sono che le acque trattenute dalle chiuse della moderna e grande cartiera locale.

Il luogo ci riserva però un’accogliente sistemazione serale a lato della lavanderia della cartiera (dov’è possibile rifornirsi d’acqua). Siamo proprio in riva al fiume e, armatici di canna da pesca, tentiamo di procacciarci la materia prima per un’allegra grigliata. La speranza andrà totalmente delusa: altroché bei salmoni, manco una misera acciughina è disposta ad allietare la serata. Però, grigliata doveva essere e grigliata sarà, anche se dobbiamo ricorrere alla carne in frigo!

Nono giorno:

Lathi - Hameenlinna - Parco Aulanko (km 178)

Alle foreste, dal cui folto occhieggiano, azzurri e bellissimi laghi, si alternano vasti spazi coltivati, brillano verdi campi di grano (ma quando mai potrà venire l’ora della mietitura?) e risplendono gialli prati di ravizzone. Quasi mai animali al pascolo e, ohibò, ora che ci penso, e le persone? Boh ! Sembra di stare negli paese degli elfi, i fiabeschi personaggi che temono la vista degli umani. Oppure che questa particolare popolazione sia composta da strani ibridi? I rari esseri viventi che capita di incontrare fanno emergere dal nostro immaginario una sorta di novelli centauri le cui spalle siano assemblate ad una parte sottostante rappresentata da un telaio e 4 ruote. In giro, infatti, non si incontrano quasi mai pedoni, solo auto circolanti nell’ossessivo rispetto delle norme del codice stradale. In un’occasione, addirittura, mi è capitato di accorgermi solo dopo un bel pezzo che stavo filmando dal bordo di un marciapiede senza badare ad altro che un’auto, poveretta, se ne stava ad aspettare, buona buona, nell’attesa che io attraversassi la strada!

La conferma che da queste parti le presenza umana è davvero ben poca cosa l’abbiamo a Lathi. Pur essendo una delle più popolose città finniche e la più grande ed importante località di sport invernali della nazione, essa conta soli 95.000 abitanti che sanno, comunque, ben nascondersi alla vista altrui. La guida descrive la Kuppatori come la più animata della città, in quanto piazza del mercato. Sarà pur vero che oggi è domenica, ma a noi riesce di contare solamente tre persone che attraversano frettolose ed un ragazzo, il cui tratti somatici rivelano una discendenza sicuramente non vichinga, che si dirige verso la pizzeria ubicata sul lato opposto del vasto rettangolo alberato.

La grande e lunga Hollolankatu ci porta allo stadio del ghiaccio ed ai grandi trampolini di salto. Gli impianti sono utilizzati anche ora, in piena estate, grazie alle piste in materiale sintetico.

Pur essendo la Finlandia una nazione totalmente piana, questa zona è attraversata dalla Salpausselkä, una catena con monti di notevole altezza, costituenti un piacevole diversivo paesaggistico. Abbandoniamo il corso del grande fiume Kimijoky deviando ad ovest in direzione di Hameenlinna, la città natale di Jan Sibelius Al centro del lago si trova il castello da cui la città ha preso il nome. Nel corso del tempo la costruzione è stata sottoposta ad usi diversi e rifacimenti, il peggiore dei quali risulta sicuramente quello attuale che vede l’interno, orribilmente moderno, ospitare il museo della storia e del folclore.

Si entra nel Parco Aulanko, magnifico parco nazionale che si specchia nel grande lago Vanajavesi sulle cui rive troviamo felice sistemazione notturna nella pace assoluta della folta pineta.

Decimo giorno:

Parco Aulanko - Tampere - Vaasa (km 346)

Lunghi ponti che attraversano grandi laghi ci portano a Tampere. La seconda città della Finlandia, attraversata dal canale Tammerkoski, è ricca di lussureggianti parchi e giardini che paiono sprofondare nell’azzurro delle acque creando fantastici contrasti di colore con l’intenso verde della vegetazione. Degne di nota la Cattedrale, la Chiesa Ortodossa e le antiche fabbriche in mattoni rossi.

Ripreso il cammino si attraversano alcuni centri minori che punteggiano la regione costantemente deserta e selvosa sino a raggiungere Vaasa affacciata sul Golfo di Botnia di fronte ad un vastissimo arcipelago. La città deve la sua notorietà, oltre che all’affascinante sito naturale in cui si trova, all’importanza storica che la vide capitale della Finlandia bianca, principale base della lotta di liberazione contro i bolscevichi.

Le tranquille e ridenti rive del golfo ci offrono un’incantevole sistemazione serale. La pace è assoluta, lo sguardo spazia sino all’orizzonte, un vero incanto per chi ama atmosfere rilassanti e serenità. Qui si può percepire anche fisicamente l’essenza della natura che inghiotte ed annulla ogni presenza umana in un’immensità di luce e spazio. Nell’ infuocato tramonto che non termina mai, neppure quando le ore sono ormai piccole piccole, la passeggiata serale in piacevole conversazione stenta parecchio a trovar fine.

Undicesimo giorno:

Vaasa - Kristiinankaupunkti - Pori - Rauma - Turku - Korpo (km 418)

Ridiscendendo verso sud si attraversa una zona in cui gran parte della popolazione conserva lingua e tradizioni svedesi. Incontriamo l’incantevole Kristiinankaupunkti dove, casualmente, facciamo conoscenza di due cortesi ragazze locali che si offrono di farci da guida fra le strette vie del paese composto di belle casette ed una notevole chiesa in legno. La più carina delle due giovani parla un più che buon inglese, l’altra uno stentato francese; ci è così possibile approfittare della loro disponibilità per conoscere approfonditamente gli angoli più suggestivi, storia e leggende di questo antico borgo finnico.

Raggiunta Pori, bella cittadina di villeggiatura estiva, splendidamente situata fra la riva del mare ed un fiume, si prosegue lungo l’austera costa dove merita una sosta l’antica e pittoresca Rauma. La cittadina risulta essere il più grande complesso urbano con abitazioni in legno di tutta la Scandinavia. Le costruzioni risalgono al XVIII - XIX sec. e formano un nucleo compatto di edifici dai cortili pieni di fiori che contornano la piazza del mercato. La città è altresì giustamente rinomata per il suo artigianato del merletto.

Superiamo Turku, per secoli capitale e più antica città finlandese che, pur conservando intatte testimonianze del suo illustre passato, è anche un attivo centro moderno adagiato sulle rive del fiume Aura. Ci tuffiamo nell’intrico delle 20.000 isole e isolotti che frammentano la costa e raggiungiamo, a bordo di un traghetto sorprendentemente gratuito, Korpo, sull’isola di Nargu, vera perla dell’arcipelago. Qui troviamo una situazione di sosta serale davvero ideale per le nostre esigenze: in riva al mare, con possibilità di rifornimento acqua, assolutamente tranquilla e panoramicamente invidiabile.

Dodicesimo giorno:

Korpo - Toija - Aijala - fiordo di Tammissaari (km 265)

Con malcelata impazienza torniamo sul continente e ci avviciniamo a quello che dovrebbe rappresentare il clou del viaggio. In un’area collinosa con la vallata percorsa dal Kirkkojärvi e dal Mammalanjoki, i due fiumi che il Vinci identifica come lo Scamandro ed il Simoenta, raggiungiamo il piccolo villaggio di Toija, la cui assonanza troppo ricalca l’omerica Troia per non solleticare tutta la nostra curiosità. Al centro del borgo si trova un piccolo supermercato dove chiediamo notizie circa l’ubicazione dell’ipotetica città di Priamo. Le poche parole di simil-inglese con cui ci viene risposto non ci convincono per nulla che proprio quello sia il luogo. Altre indicazioni, avute in un inglese di ancor più difficile comprensione, ci indirizzano al locale museo che si rivela solamente un’asfittica esposizione d’arte moderna. Cocciuti continuiamo le ricerche. I riferimenti sul terreno risultano troppo aleatori, forse disponendo di un aereo la lettura dei luoghi risulterebbe di più consistente portata. Ci accontentiamo così del lago poco distante che dovrebbe rappresentare la “pianura allagata” citata nell’Iliade e del Capo Vähäniemi che sarebbe la “collina Batiea” davanti alla quale l’esercito troiano ebbe a schierarsi attendendo l’attacco degli Achei.

Vagando per questi luoghi la fantasia corre veloce, allo stesso tempo però il pensiero non può non andare a quei popoli antichi che nulla di scritto ci hanno tramandato. Non ci riesce quindi difficile immaginare come quelle genti indurite dal tremendo gelo, costrette ad uno stentato sopravvivere in luoghi inospitali e di scarse di risorse, fra un entroterra ghiacciato ed un livido mare tempestoso, abbiano visto nella migrazione verso sud l’unica possibilità di sopravvivenza. Quand’ebbero a giungere, infine, nei luoghi ritenuti adatti ad un nuovo stanziamento e riscontrandovi magari alcune possibili analogie geografiche, risulta facile concepire come abbiano colà potuto trasporre miti e leggende dei luoghi d’origine.

Percorriamo poi il litorale che porta ad Aijala dov’è la spiaggia (aigialôs in greco) sulla quale gli Achei avrebbero eretto il loro campo fortificato, predisponendosi all’attacco della vicina Troia. Ripartiamo un tantino delusi per gli scarsi riscontri e per l’assoluta indifferenza all’argomento dimostrata dalle genti locali. Nonostante ciò, siamo comunque, nel nostro intimo, fortemente emozionati dalla possibilità avuta, dopo aver a suo tempo calcato la terra dov’è situata la Troia di Schliemann, di esser stati oggi dove si trova quella di Vinci. Posteri miei a voi l’arduo compito di individuare quale possa essere la collocazione più attendibile.

Seguono altre località citate dal Vinci nel corso delle sue ricerche ed andiamo infine a fermarci sul profondo fiordo di Tammissaari dove il chiarore notturno, che sembra non trovare la fine, ci riporta alla mente l’immagine delle truppe fresche guidate da Patroclo, che sopraggiunte, abbiano avuto possibilità di continuare i combattimenti sino al giorno successivo senza interruzione alcuna, in assenza di ore di buio.

Tredicesimo giorno:

Fiordo di Tammissaari - Karjaa - Inkoo - Kirkkonummi - Helsinki (km 203 circa)

Siamo ora sulla parte occidentale della Via del Re. Il tragitto, piuttosto monotono, vede susseguirsi cittadine di antica origine che mostrano belle case in legno ed interessanti chiese a Karjaa, Inkoo e Kirkkonummi. Raggiunta Helsinki, siamo in anticipo sulla tabella di marcia, tentiamo quindi il ritorno in Estonia prima della data di prenotazione. La cosa risulta impossibile, dedichiamo quindi i due giorni seguenti alla visita dei dintorni della capitale. Torniamo ad occidente, poco fuori Lohia, imbocchiamo uno stradello sterrato che ci porta sulla rive del Lohjanjärvi, il lago più vasto della regione ed eleggiamo a nostra base serale una radura nel folto della pineta.

Questo luogo, rimarrà a lungo nelle nostre memorie come uno dei più suggestivi che la vita plein-air ci abbia mai regalato. Un unico neo viene ad alterare la straordinaria immagine di questo luogo. Compatte formazioni di sadiche zanzare munite di giubbotto anti-autan prendono d’assalto il nostro campo e disturbano non poco la serata che, come ormai consuetudine, trascorriamo in conversazione tanto piacevole da costituire per me un vero e proprio momento di rigenerazione.

Quattordicesimo giorno:

Seurasaari - Fargervik - Inkoo (km 73)

Sull’isoletta di Seurasaari, raggiungibile per mezzo di una lunga passerella, si arriva all’interessante Ulkomuseo-Friluftsmuseet, vasto e suggestivo museo all’aperto dov’è possibile visitare antiche costruzioni in legno provenienti da tutto il territorio nazionale e qui rimontate. Immerse in una folta vegetazione dalla quale docilissimi scoiattoli curiosi si avvicinano a prendere cibo dalle mani dei visitatori, molte abitazioni mostrano, oltre agli ambienti arredati, graziose ragazze in costume tradizionale intente alle occupazioni domestiche con strumenti, suppellettili ed attrezzature in uso nei tempi andati. Visitiamo poi l’antico villaggio minerario di Fagervik con gli impianti estrattivi risalenti al XVII sec. e la bella chiesa in legno di Inkoo.

La cittadina ci appare pressoché deserta, eleggiamo a luogo di nostra sosta serale un ampissimo spiazzo erboso al limite fra l’abitato ed il bosco. In questo sito quasi irreale, immersi sino al collo in un’atmosfera che solo queste latitudini ti sanno regalare, le uniche forme di vita che ci è possibile notare sono lepri e fagiani che beatamente passano nei pressi dei nostri camper. Dopo cena l’abituale passeggiata serale che ci porta “in centro” incontra ben 5 (dicasi cinque) presenze umane.

Quindicesimo giorno:

Inkoo - Helsinki - Suomenlinna - Tallin (km 75)

Ritornati ad Helsinki ci imbarchiamo sul battello di linea che porta a Suomenlinna, quatto isolette fortificate e collegate fra loro da alcuni ponti. Il complesso è trasformato in museo ed area verde con numerose attrezzature sportive. Terminata l’interessante visita, attendiamo sera per l’imbarco ed a mezzanotte rimettiamo piede in Estonia.

Dopo lo sbarco ci accoglie l’ormai famigliare parcheggio prospiciente il porto di Tallinn dove, contrariamente a precedenti occasioni, ci troviamo in compagnia di altri camper.

Sedicesimo giorno:

Tallinn - isola di Saaremaa (km 240)

La mattinata ci porta al completamento della visita alla bella capitale estone. Le ammiccanti vetrine esercitano una sorta di attrazione fatale sulla componente femminile dei nostri equipaggi ed è così che le ingenue signore si perdono cammin facendo e solamente dopo due ore ci riesce il faticoso recupero. Ripreso, alla buon’ora, il cammino, sprofondiamo in foreste di conifere, querce e betulle che ben raramente lasciano intravedere quel mare così stranamente immobile e privo di vita, dove non occorre certo un grosso sforzo della fantasia ad immaginare le cause di tanta desolazione.

A Virtsu ci si imbarca sul traghetto che in mezz’ora ci porta all’ isola di Muhu. Segue poi una stretta striscia di terra dove corre la strada che porta all’ isola di Saaremaa. Il piccolo arcipelago è da poco nuovamente accessibile dopo i tanti anni di rigoroso isolamento che lo videro munita base missilistica sovietica con sistemi radar per ogni dove. Le coste tormentate, caratterizzate dalla presenza di numerosi antichi mulini a vento in legno, si alternano a spiagge sabbiose e piccoli villaggi d’arcaico aspetto, fra tutti spicca Kuressaare, il centro principale dell’isola, che ci offre un’ottima possibilità di sosta in bella posizione sulla riva al mare. Il molo è molto ben attrezzato per l’attracco di natanti da diporto, abbiamo così l’opportunità di comodo rifornimento idrico.

Diciassettesimo giorno:

Kuressaare - Kaali - Telsiai (km 616)

A pochi chilometri dal capoluogo si trova Kaali dove meteoriti, cadute in tempi remoti, hanno lasciato profondi crateri il più vasto dei quali misura ben 110 m di diametro. Riattraversando la lingua di terra che collega Saaremaa a Muhu si scorge in distanza Hiiumaa, che corrisponde perfettamente all’omerica Chio posta sulla rotta del rientro in patria della flotta achea dopo la guerra. Tornati in terraferma ci aspetta una lunga galoppata sulle ormai abituali malagevoli strade frequentemente interrotte dai cantieri della premiata ditta Comunità Europea.

La percorrenza di queste strade sconnesse lascia alcuni souvenir ai nostri mezzi ed accessori, cosa che non tarda a rendere difficoltoso a quale dei due mezzi assegnare la palma del “migliore in campo”. Raggiungiamo Metsapole e con essa la frontiera che ci riporta in Lettonia. Seguiamo un tragitto diverso e più interno di quanto percorso all’andata. Le attenzioni della polizia nei confronti dei veicoli stranieri risultano sempre particolarmente scrupolose; nell’attraversare Telgava il nostro mezzo viene fermato per non aver concesso la precedenza a pedoni totalmente assenti. Solo una lunga e strappalacrimevole richiesta di clemenza a noi indifesi ed ingenui turisti, fra l’altro sprovvisti di valuta locale, riesce a far breccia nell’animo del giovane tutore dell’ordine. Ci è così possibile riprendere il cammino senza veder sanzionata l’inesistente infrazione.

Alla frontiera di Eleja solita sceneggiata con le carte d’identità magnetiche e si passa in Lituania. Fermiamo la nostra corsa nella squallida Telsiai che ci accoglie in un parcheggio di periferia nei pressi del supermercato. Il luogo, verso sera diventa il ritrovo dei ragazzi del paese che segneranno il territorio con una inverosimile quantità di lattine e bottiglie di birra, diligentemente scolate.

Diciottesimo giorno:

Telsiai - Klaipeda - Nida - Kaunas (km 437)

Percorriamo una dozzina di chilometri che definire arati risulterebbe sicuramente riduttivo. Il frullamento che subiamo mi regala uno stridente sottofondo sonoro proveniente dalla marmitta. Raggiunta la costa a Palanga, si prosegue per Klaipeda dove troviamo invero eccessivo il costo del traghetto (5 minuti) e del successivo pedaggio (per 48 km) cui si è sottoposti per accedere alla lunga e stretta penisola sabbiosa di Neringa che separa la Laguna dei Curoni dal Mar Baltico. La strada corre rettilinea in una folta boscaglia di conifere non lasciando intravedere alcunché di panoramicamente apprezzabile. Lungo la penisola si susseguono cinque paesi di ex pescatori, brutalmente trasformati in affollate mete di facoltosi villeggianti locali.

L’attrattiva principale (e unica) di Joudkranté la si trova nella Raganu Kalnas, la collina delle streghe, una sorta di museo all’aperto di grottesche sculture in legno. Al confine con l’enclave russa (ovviamente off-limits per tutti) di Kaliningrad, si trova Nida. La cittadina sfacciatamente turistico-occidentale, può offrire lo spettacolo delle grandi dune mobili che si elevano fra laguna e mare aperto. Deludente invece il cimitero che la guida definisce composto da belle ed interessanti croci lignee a forma di uccello.

Proseguiamo il cammino sino a Kaunas dove, a destra dell’autostrada, ci accoglie il parcheggio del Museo Memoriale, ampio, tranquillo e con possibilità di rifornimento idrico.

Diciannovesimo giorno:

Kaunas - Olsztyn (km 357)

Per il successivo ingresso in Polonia optiamo per il punto di frontiera di Kalvarija, e ben ce ne incoglie. Poche o nulle le formalità e pochissimi i mezzi in coda (almeno nella nostra direzione di marcia; in senso opposto, di contro, il numero di autotreni in attesa si allunga oltre i 10 km). Il fondo stradale rimane pessimo, con la “menzione d’onore” al tratto che congiunge Elk a Mragowo. E’ proprio su questo tratto di strada che un’autoambulanza, lanciata a folle velocità, trancia di netto uno dei retrovisori del camper e si dilegua all’orizzonte. Fortuna vuole che lo specchio rimanga inaspettatamente indenne. Possiamo così, con piattine di metallo ed abbondante nastro adesivo, rimediare alla meno peggio. Raggiunta Olsztyn ci rechiamo alla locale concessionaria Fiat. L’ora è tarda e gli operai sono ormai usciti; per nostra buona sorte un giovane impiegato si dimostra assai disponibile e possiede, inoltre, una se pur minima conoscenza della nostra lingua avendo frequentato un corso d’aggiornamento a Torino. Ci viene permessa la sosta notturna all’interno del recinto aziendale in attesa dell’indomani mattina quando riaprirà l’officina.

Ventesimo giorno:

Olsztyn - Poznan (km 333)

Con saldatrice, perizia e poca spesa i meccanici mi riparano provvisoriamente la marmitta, per il retrovisore invece, essendone loro sprovvisti, ci indirizzano a Poznan dove una concessionaria assai più grande potrà sicuramente provvedere alla bisogna. In effetti il nuovo retrovisore esiste e viene pure montato abbastanza celermente. A lavoro ultimato però ci si accorge che i braccetti di sostegno sono assai più corti del dovuto. L’impiegato che parlava inglese se n’è ormai andato. Fortunatamente gli operai che hanno eseguito il lavoro si dimostrano d’eccezionale operosità. Raggiungono telefonicamente il nostro possibile interlocutore il quale ci rassicura ed impartisce le direttive necessarie all’allungamento dei sostegni, operazione che viene eseguita con grande bravura e rapidità. Si è ormai fatto tarda sera e decidiamo di fermarci appena fuori dall’officina.

Ventunesimo giorno:

Poznan - Allersberg (km 735)

Il tempo è ormai tiranno, i giorni di cui possiamo disporre volgono al termine e dobbiamo quindi rientrare. Affrettiamo così il nostro andare che ci porta alla frontiera di Swiecko. Senza formalità passiamo in Germania. Imbocchiamo l’autostrada ed i camper ringraziano commossi per la cortesia che usiamo loro di farli ora procedere su fondi stradali finalmente in buone condizioni pur se resi scivolosi dalla pioggia che cade battente. Si prendono di veloce infilata Francoforte sull’Oder, Berlino e Norimberga. E’ giunta ormai sera quando, momentaneamente, abbandoniamo l’autostrada ad Allersberg per la sosta serale. La cittadina bavarese si rivela una inaspettata e gradevole sorpresa. Il romantico laghetto e le belle case perfettamente conservate sono meta della piacevolissima passeggiata del dopo-cena che vede la sua conclusione al tavolo di una gelateria gestita da simpatici italiani.

Ventiduesimo giorno:

Allersberg - Innsbruck - Aldrans (km 336)

Anche la Germania trova velocemente posto in archivio e passiamo in Austria dov’è irrinunciabile una visita ad Innsbruck. Dopo così tanti chilometri e tanti personaggi sempre cortesi e disponibili, troviamo qui l’unico esempio di malcreanza da parte di un nostro connazionale (purtroppo così è) semianalfabeta ed arrogante titolare di un ristorante che volutamente non nomino onde evitare una immeritata pubblicità. Solamente consiglierò i turisti nostrani che in un futuro prossimo o remoto, visiteranno il bel capoluogo tirolese, di evitare il ristorante italiano che si trova in Maria -Theresien Strasse nei pressi dell’arco trionfale. Per la sosta serale usciamo di città e troviamo un’ottima sistemazione ad Aldrans nel parcheggio della Lichtakademie Bartenbach dove, immersi in un panorama reso drammatico da cupi nuvoloni incombenti su alte montagne dai fianchi ricoperti da fitte pinete, imbandiamo la cena del commiato.

Ventitreesimo giorno:

Aldrans - Italia

Dopo 22 giorni e quasi 8.000 chilometri condivisi è giunto il momento dei saluti. L’abbraccio d’addio è forte e lungo, un accavallarsi di ricordi, di sensazioni, ci assale; un filo di quella malinconia che si accompagna ad ogni fine ci fa trattenere il respiro.....e per dirla con Lucio Battisti “Tu chiamale se vuoi, emozioni”. Quelle emozioni che ci hanno accompagnati nel viaggio e ci hanno fatto capire, oltre al valore che accompagna ogni scoperta, che nonostante la non più verdissima età possiamo ancora affrontare piccoli disagi e difficoltà serenamente e con spirito goliardico.

I nostri amici, imboccano la strada che li porterà a casa. Noi rimaniamo solitari a vagabondare sulle strade austriache, inventandoci un nuovo percorso di scoperta, ma.....questa è un’altra storia.

Foto in alto | Marjaana Pato su Flickr

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