Il dolce e naturale miele sardo: il superfood che ci accompagna dalle origini - 1

  • Scritto da Erre Col

Di Erre Col.

Il miele è un prodotto speciale, e questo più o meno lo sanno tutti…spero. Contiene tante proprietà, e non solo come alimento, è per esempio un bendaggio osmotico che vale sia per la protezione delle ferite che per la conservazione degli alimenti. E poi è un prodotto naturale che ci è stato praticamente regalato da quella specie ancora più speciale che sono le api, ormai protette perché protagoniste dell’impollinazione. Considerati forse più importanti degli altri insetti nell’immaginario collettivo proprio perché, a dispetto anche degli altri impollinatori come bombi o vespe, regalano all’uomo quel prodotto speciale che è il miele, con cui nei secoli abbiamo creato dolci straordinari legati indissolubilmente alla tradizione. E non dimentichiamo che la cera fino a non troppo tempo fa era uno dei pochi strumenti per creare qualcosa di non poco conto: una fonte di luce.

Un po’ di preistoria dell’apicoltura

Le api erano presenti sulla terra già molto prima che noi sapiens facessimo la nostra comparsa nella storia. Grazie a un reperto ritrovato in Birmania (un’ape incastonata in un un’ambra fossile) sappiamo che l’ape raccoglieva il polline 100 milioni di anni fa e si pensa che producesse il miele più o meno come lo conosciamo già 35 milioni di anni fa. Probabilmente il miele ci è capitato davanti, per puro caso, da un favo caduto a terra o sfregando un albero o una roccia che lo conteneva. Immaginate quale meravigliosa scoperta sia stata per gli uomini un alimento buonissimo, nutriente, curativo e soprattutto già pronto per essere mangiato. Una volta assaggiato e capito da dove proveniva quel nettare speciale l’unico “piccolo” ostacolo era riuscire a superare le api. In alcune iscrizioni rupestri risalenti al Mesolitico (10.000-8.000 a.C.) si trova raffigurata una donna (o così sembra) sopra un albero che raccoglie il miele con l’aiuto del fumo, sappiamo così che si andava a caccia/raccolta di questo speciale prodotto già in epoca preistorica, si ipotizza anche durante il Paleolitico. Ma per comprendere e domare le api c’è voluto davvero tanto tempo. Per arrivare al mestiere dell’apicoltore come lo conosciamo oggi, una sorta di pastore di api che con le arnie conduce il gregge verso i pascoli migliori, ci sono voluti millenni. L’apicoltura tramite arnie mobili (il cosiddetto spazio bee) come noi la conosciamo è stata infatti sviluppata definitivamente soltanto nella metà dell’1800, sebbene si siano succeduti nel tempo diversi metodi per l’allevamento delle api e la raccolta del miele, spesso anche regolamentati da leggi.

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Il clima mite e la varietà del territorio hanno sempre permesso un’eccellente produzione di miele, con una grande varietà di mieli uniflorali come corbezzolo, lavanda, asfodelo.... Alcune produzioni, come quella del miele di corbezzolo sono ormai delle eccellenze peculiari del nostro territorio e note a tutti gli esperti di cucina. Si pensa anche che il consumo di miele sia uno dei motivi della longevità dei sardi. Era per esempio particolarmente usato a inizio 900, quando durante la guerra lo zucchero divenne troppo costoso e riservato alle classi più agiate. Ma che sia fortemente presente dall’antichità nella cucina sarda lo capiamo facilmente dalle ricette tradizionali che lo vedono come protagonista, come sa seada o il torrone; lo troviamo in piatti la cui origine si perde nel tempo come sa casada o di cui si legge già negli scritti del 1700 come sa pompia intrea, un agrume confettato sulla cui origine reale aleggia ancora un mistero. Insomma è probabile che il miele sia presente da sempre nella cucina sarda.

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Foto | Jason Riedy su Flickr