La ragazza del pozzo - La morte di Gisella Orrù

  • Scritto da Serpico

In una calda sera di giugno del 1989 a Carbonia, nel Sulcis in Sardegna, scomparve una ragazza di sedici anni. Gisella Orrù è una bellissima ragazza, occhi scuri e grandi.

E’ di una bellezza mozzafiato e fisicamente più matura rispetto alla sua età e questo inevitabilmente attira gli sguardi maliziosi anche degli uomini più maturi. Come tutte le ragazze adolescenti vive la sua vita di passioni, di innamoramenti, di sogni e progetti. E’ una ragazza esuberante, scanzonata, vivace e allegra. Tiene un diario che conserva gelosamente, dove scrive minuziosamente lo scorrere della sua vita in questa città di provincia che non offre tanto. Sogna di vivere altrove, vorrebbe andare via, vedere altri posti, farsi una vita tutta sua. Proviene da una famiglia povera, i genitori sono separati. Lei e sua sorella Tiziana sono in custodia al padre, ex emigrato che però è un uomo ruvido dai modi bruschi che lavora saltuariamente. Per questo le scarica da sua madre. La nonna paterna con addosso una grande responsabilità educa le ragazze con disciplina e severità. Ad iniziare dagli orari di rientro. Gisella è studentessa all’istituto tecnico, frequenta amici e ha un amore, un giovane garzone in una macelleria, Massimo.

Carbonia, oggi città mineraria in decadenza, venne definita dal Sole 24 ore, città rampante. Nasce una borghesia, in epoca mineraria, che continua a sopravvivere grazie alla linfa del polo industriale dell’alluminio a Portovesme. Negli anni cresce il benessere economico, anche se non coincide con altrettanta crescita culturale e di valori. Potrebbe essere definita una città moralmente decadente dove i soldi servono per alimentare i vizi e corrompere ogni valore morale. Circola molta droga, troppa! C’è un florido mercato della prostituzione, alcuni affermano che coinvolga anche minorenni. Voci! Sembrano solamente voci. Alla malavita locale si è affiancata quella ben più organizzata e strutturata della mafia siciliana. In particolare dopo che il discusso “soggiorno obbligato” ha fatto di Carbonia dimora abituale di tanti mafiosi o presunti tali. E’ una città apparentemente tranquilla, ancora a misura d’uomo, con delle belle spiagge nei dintorni.

Gisella la sera del 27 giugno non torna a casa della nonna che si preoccupa e manifesta il suo stato d’animo al vicino di casa, Salvatore Pirosu. Lui cerca di tranquillizzarla, d'altronde sono ragazze, si saranno attardate a parlare sulla via di casa. Il giorno dopo nonna Gina riceve una telefonata anonima con voce femminile “ Non si preoccupi signora, Gisella è con noi, in vacanza, starà via un mese.” Dopo poche ore pure la nonna materna riceve una telefonata dallo stesso contenuto “Gisella è in vacanza con noi “. Il 7 luglio però arriva un’altra telefonata, stavolta ai carabinieri. Una voce distaccata che non tradisce nessuna emozione, comunica che c’è una cadavere in una condotta delle acque per le irrigazioni nelle campagne di San Giovanni Suergiu, poco distante da Carbonia. E’ una descrizione dei luoghi precisa e minuziosa. I carabinieri con l’ausilio dei vigili del fuoco si recano nella località e recuperano il corpo nudo di una donna, apparentemente di trent’anni e in avanzato stato di decomposizione. Il giorno dopo, grazie al riconoscimento alla catenina e all’orologio recuperati, la triste conferma che quel corpo in fondo la pozzo è della povera Gisella Orrù. La notizia tragica sconvolge la città che rimane attonita. Da una prima perizia sul corpo della giovane emerge che la ragazza ha subito violenza sessuale, è stata colpita con violenza con un corpo contundente alla testa, prima di essere uccisa con un punteruolo, uno spillone o una “maglia da lana” che le ha forato il cuore. Il 14 luglio ancora una telefonata, sempre agli inquirenti. “Gisella, la sera della scomparsa, è stata fatta salire a bordo una 126 bianca da un uomo. E’ la macchina di Salvatore Pirosu, il vicino di casa di nonna Gina. Pirosu è un povero diavolo, nullafacente, assiduo frequentatore di prostitute e ossessionato dal sesso. Ha alle spalle una condanna per violenza sessuale e conduce una vita di espedienti e piccoli traffici. Ha un quoziente intellettivo ben al di sotto della media. Conosce bene le ragazze, frequenta la casa dove abitano perché aiuta in piccole faccende la loro nonna. Lo chiamano Zio. Zio Tore!

Messo sotto torchio dai carabinieri confessa e dichiara di aver solo indicato la ragazza, mentre rientrava a casa ad un certo Licurgo Floris, che aveva posato le sue morbose attenzioni su Gisella. In compagnia di Floris, di una prostituta tossicodipendente - Janette Pau - e di Giampaolo Pintus, tossico pure lui si recano, dopo aver fatto salire in macchina Gisella, in uno squallido boschetto di Matzaccara. L’incontro di sesso si trasforma in un feroce omicidio. Questo è in sostanza quanto afferma Pirosu. Licurgo Floris uccide Gisella perché colpevole di rifiutare un rapporto sessuale “contro natura” con lui e con Giampaolo Pintus. Licurgo Floris è inviso dalle forze dell’ordine. E’ il classico balordo di provincia, spavaldo e sprezzante che conduce una vita disordinata tra piccoli reati e brevi carcerazioni. Di professione fa il meccanico. Con veemenza si dichiarerà sempre innocente e vittima di un complotto. La confessione di Salvatore Pirosu però già dalle prime battute sembra non convincere, mostra una Gisella partecipe, accondiscendente e inserita in un contesto di squallidi personaggi e ambienti malsani. Non ci sono i riscontri oggettivi. Il padre di Gisella furioso, accusa Pirosu di aver venduto Gisella ad altri personaggi rimasti nell’ombra. Gisella mai avrebbe accettato un invito da parte di Pirosu.

La vicenda si lega ad una strana catena di morti ad iniziare dallo giorno della scomparsa di Gisella. Lo stesso giorno della scomparsa di Gisella un pastore di quarant’anni - Angelo Canè - viene trovato morto in prossimità del luogo dove venne trovato in corpo di Gisella. Il giovane aveva il vizio del vouyerismo. Testimone scomodo o semplice coincidenza? Dell’omicidio venne accusato un amico psicopatico della vittima anche se la dinamica della messinscena del delitto non esclude l’ipotesi che altri abbiamo voluto eliminarlo. Un mese dopo la morte di Gisella avviene un fatto ancora più inquietante, una sua compagna di scuola, Liliana Graccione di sedici anni, si toglie la vita ingerendo stricnina. Qualche giorno dopo anche un’altra ragazza, Sabrina, tenta invano di suicidarsi. Secondo quanto dichiarato dalla madre, Lilliana nell’ultimo periodo era strana, aveva paura, si sentiva minacciata e in pericolo. Ricevette una misteriosa visita a casa, da un uomo e una donna. Un incontro che la turbò moltissimo. Tempo dopo venne identificato solamente l’uomo. Era un importante appartenente al “clan dei siciliani”. La ragazzina, forse finita in un giro di prostituzione minorile gestito da una gang di trafficanti di droga, si sarebbe avvelenata dopo aver ricevuto pressioni e minacce. Si parlò anche in questo caso di un diario, misteriosamente sparito. A scuola compare nella notte una scritta inquietante “Hai fatto bene ad ucciderti!”.

Il mistero intorno alla morte di Gisella s’infittisce. Intanto spariscono i nastri delle telefonate anonime, dai quali si poteva risalire all’identità di chi effettuò quelle chiamate. L’arma del delitto non verrà mai trovata. Nello stomaco della povera Gisella verranno trovati i resti di una cena a basa di carne e patate. Difficile ipotizzare che abbia consumato questo pasto in una pineta o a bordo di un’auto. Sul corpo non venne rinvenuto un granello di sabbia, eppure secondo la confessione di Pirosu Gisella sarebbe stata percossa e uccisa nella pineta. Più probabile che Gisella sia stata uccisa in un altro posto e portata in un secondo momento laddove venne poi trovata. E’ difficile immaginare che Pirosu e Floris, seppure lontani da essere cittadini integerrimi, siano i colpevoli o comunque gli unici coinvolti nella vicenda. Certo è che la loro colpevolezza si riveli utile per sgomberare il campo da altre ipotesi possibili. Si parlò per anni di traffici di ragazze minorenni per festini privati a sfondo sessuale a disposizione di ambienti altolocati. Si parlò di una villa bianca sul mare, teatro di questi incontri, e dove tra i partecipanti c'erano facoltosi imprenditori, boss emergenti e persino di due poliziotti. Per la giustizia, in tutti i gradi di giudizio, i colpevoli sono loro.

Salvatore Pirosu, lo Zio, vicino di casa, Licurgo Floris, il balordo di periferia. Giampaolo Pintus morì di AIDS e la posizione di Giannette Pau venne stralciata. I gialli non sono finiti. Nel 2007 dopo la lunga detenzione Salvatore Pirosu è ospite di una comunità per ex detenuti ad Iglesias, esce una mattina e non vi farà più rientro. Scomparso! Un allontanamento volontario? O qualcuno ha pensato bene di eliminare un protagonista della vicenda di Gisella? Sono domande che non troveranno mai risposta. Potrebbe il Pirosu aver incassato una qualche somma come compenso per aver scontato il carcere in silenzio a patto di sparire per sempre, o esser stato eliminato per avere la certezza del suo silenzio eterno? Salvatore Pirosu era l’unico che poteva svelare nuovi scenari sul giallo del pozzo. Era rimasto solo lui, perché nel frattempo Licurgo Floris, dopo quasi vent’anni di carcere, decise di togliersi la vita in carcere senza mai smettere di urlare la sua innocenza. Misteri su misteri, che rischiano di seppellire per sempre la verità in quel maledetto pozzo!

Serpico