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The Magic Whip dei Blur

L’ottavo album di inediti della band britannica guidata dal frontman Damon Albarn.

Se gli Oasis potevano forse dirsi i vincitori, in quanto a fama e vendite, della battaglia del brit-pop, i Blur avevano già dalla loro quella capacità di esplorare, reinventare e sezionare il loro stesso sound che non è mai stata propria della band di Noel Gallagher.

Ora i Blur possono anche vantare una maggiore longevità: The Magic Whip è, dopo 12 anni di assenza, l’ottavo album di inediti della band britannica guidata dal frontman Damon Albarn.

L’immaginario asiatico – l’album nasce ad Honk Kong, in una serata di noia dopo un live annullato – trionfa in copertina e si fa sentire anche nei testi.

Lonesome Street apre l’album nella maniera più Blur possibile: basta il riff iniziale per farci gridare «sono tornati!».

Pezzi come Going Out e Ong ong sono proprio su questa scia classica, ma in The Magic Whip troviamo anche derive elettroniche e oniriche, come I Thought I Was A Spaceman.

Ispirazione da vendere o, in una parola, Blur.


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