Nell'ultimo mese

Il cuore dei briganti di Flavio Soriga

  • Scritto da Effe_E


Flavio Soriga ripropone la magia del romanzo storico e ci consegna un piccolo gioiello narrativo, un libro tutto racchiuso in una lingua ricca e fantastica e in uno stile nervoso e scattante.

Incipit

Mi chiamo Aurelio Maria Cabré di Rosacroce, ho forti le braccia e le gambe e occhi e capelli nerissimi, sono nato nobile e ora corro i boschi di Hermosa con quattro compari, non ho mai violato una donna né colpito qualcuno alle spalle, non rubo ai poveri, mi lavo ogni volta che posso, so curare le ferite con erbe, unguenti, polveri e distillati, ho studiato la parola del Signore e la storia di Roma antica, conosco la mia isola in ogni suo angolo e ho fuggito le guardie di giorno e di notte, ho vissuto a Roma e Venezia e visitato Vienna e Milano, sono tornato in questa terra per amore di Ana Sofia la Sivigliana, che è bella come la luna d’estate e maledetta, attenti ai suoi occhi, attenti, state lontani da essi, o saranno soltanto dolore e tribolazioni, ahi il suo sorriso, il suo ridere aperto e leggero. Sono tornato perché lei mi ha detto, una mattina, Portami nella tua terra, amor, e io le ho spiegato che si sarebbe annoiata a morte e che da qui non si può fuggire la notte su un burchiello preso a nolo, come facevamo certe volte a Venezia per stare lontani da quella città frenetica, qualche giorno io e lei soltanto. Quella è un’isola isolatissima, le ho detto, E non si trovano palazzi in festa e concerti e recite e balli in costume, Portami dove sei nato, ha ripetuto, interrompendomi, perché è testarda come la malasorte, e curiosa, e voleva vedere la città nostra di San Marti che è stata colonia catalana, secoli fa, il suo Forte sul mare davanti alla Spagna, remota sua patria perduta. Voleva soffrire la stessa nostalgia di quella gente, così mi ha giurato, vedere la sua terra dall’altra parte del mare, mi ha implorato e giurato che no, di Venezia non ne poteva più, di belletti e parrucche, di buone maniere e feste e carnevali, di bernabotti disperati e magistrati galanti, mi ha implorato e giurato che sì, soltanto di questo sentiva di avere bisogno: vedere il mare aperto e respirarne l’odore, passeggiare sui torrioni e sorridere alle guardie del Re.
E io dunque l’ho condotta qui, nella mia terra, e dopo mezza giornata sembrava ci fosse nata e cresciuta, a San Marti, ha preso casa davanti al porto e lì vive adesso, protetta da un giovane di Valleblanca che ha questo per lavoro: avere cura delle donne che stanno con gli sconosciuti per qualche ora, o una notte intera. L’ho accompagnata da quell’uomo e li ho fatti conoscere e prima di andare via ho detto, al ruffiano di Vallebianca, Uomo, se a lei accade qualcosa, tu sei morto, il mio pugnale d’argento dentro il tuo cuore di ruffiano, te lo giuro su tutti i santi. E avevo gli occhi fissi nei suoi e ha scosso la testa e la Sivigliana è rimasta con lui, anche se non è sua, non è mia e non è di nessuno: è una strega, e profuma sempre di lavanda e rosa e la sua pelle non scurisce mai, bianca d’inverno e d’estate, liscia, e i suoi capelli sono lunghi e lucenti, come seta della Cina, come il mare calmo di notte, io conosco il sapore tra le sue gambe e ne sono schiavo, lei è la mia maledizione e finché starà in quest’isola, io ci devo stare, e se fuggirà senza dirmelo, questo gliel’ho giurato, la seguirò per ucciderla, e non c’è luogo al mondo in cui potrà nascondersi, perché l’amore è forte, ma la gelosia è una potenza invincibile, e io non sono geloso se mi ama e mi vuole, ma altrimenti non so cosa potrei fare, cosa farò, non devo pensarci, no: poveri gli uomini accecati da questa furia di demone, povero me se lei scompare da Hermosa, povero me quando ho incontrato i suoi occhi.


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N.D.

Cavaliere errante, brigante di passo, filosofo innamorato degli ideali di libertà che sconvolgono il "secolo dei lumi", Aurelio Cabrè di Rosacroce è nato nobile, ma adesso corre l'Isola di Hermosa a raddrizzare i torti e punire l'arroganza dei baroni.

Tra gelosie invincibili, amori traditi, traffici di contrabbando, attacchi dei pirati, intrighi di palazzo e battaglie contro l'invasore, Aurelio vive, corre, lotta, desideroso di costruirsi un destino e farsi giustiziere, sulla scorta delle attese utopiche innestate dalla Rivoluzione francese.

Flavio Soriga ripropone la magia del romanzo storico e di quello picaresco, connettendosi all'immaginario avventuroso che si annida in tutti noi, e che viene da lontano, dal profondo favoleggiare della narrativa moderna, e ci consegna un piccolo gioiello narrativo, un libro tutto racchiuso in una lingua ricca e fantastica e in uno stile nervoso e scattante.

Una grande avventura fuori dal tempo, un variopinto, trascinante atto d'amore alla forza inarrestabile della storia e della ragione.

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