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Rifiuti speciali in aumento anche in Sardegna

  • Scritto da Effe_Pi

Preoccupano soprattutto quelli pericolosi che contengono sostanze nocive, che in due anni hanno superato nell'isola le 528mila tonnellate secondo il report pubblicato nei giorni scorsi da ISPRA.

In Sardegna, tra il 2013 e il 2014 sono state prodotte 528mila tonnellate di rifiuti speciali pericolosi, oltre a 4 milioni 482mila tonnellate di rifiuti della stessa categoria, ma considerati “non pericolosi”.  In particolare, nel 2013 2.149.183 tonnellate dei primi e 250.236, nel 2014 invece 2.332.395 tonnellate di non pericolosi e 277.935 di pericolosi. Sono dati presentati nei giorni scorsi dall’ISPRA, che spiega anche come vengano definiti “speciali” tutti i rifiuti non urbani, prodotti da industrie e aziende. Quelli non pericolosi vengono sopratutto da manifattura, costruzioni e demolizioni e da alcune tipologie di trattamento dei rifiuti. I “pericolosi” sono invece generati da attività produttive che contengono sostanze pericolose in concentrazioni tali da creare pericolo (ad esempio, raffinazione del petrolio, processi chimici, industria fotografica, industria metallurgica, produzione conciaria e tessile, impianti di trattamento dei rifiuti, ricerca medica e veterinaria).

L’isola non è tra le regioni che ne producono di più, come si può vedere facilmente dall’infografica sotto, secondo cui la sua produzione è pari al 2,1% di quella totale italiana, ma si tratta comunque di quantità preoccupanti di rifiuti, tenuto conto che, sempre secondo ISPRA, i rifiuti speciali prodotti nel paese sono oltre quattro volte superiori a quelli urbani. Nel 2014 sono stati prodotti circa 130,6 milioni di tonnellate di “speciali” a fronte di 30 milioni di tonnellate di rifiuti urbani. E l’aumento nella produzione totale è consistente: + 5% tra 2013 e 2014 (oltre 6,1 milioni di tonnellate). Una crescita imputabile prevalentemente ai rifiuti speciali non pericolosi da operazioni di costruzione e demolizione e da quelli derivanti dal trattamento dei rifiuti e delle acque reflue.

I rifiuti speciali pericolosi, invece, si mantengono sostanzialmente stabili (+0,3%). Quali attività economiche producono in generale più rifiuti speciali (pericolosi e non pericolosi)? Innanzitutto le costruzioni e demolizioni (39,7%), a cui seguono le attività legate al trattamento dei rifiuti e al risanamento ambientale (27,4%), il settore manifatturiero (20,5%), quello dei servizi, commercio e trasporti (5%), il settore dell’acqua e reti fognarie (3,5%), quello dell’energia, gas, vapore e aria (2,5%). Altre attività partecipano per l’1,4% circa alla produzione di rifiuti speciali. Analizzando i soli rifiuti speciali pericolosi, sono soprattutto prodotti dal settore manifatturiero (39%), seguito dal trattamento dei rifiuti e attività di risanamento ambientale (29,9%) e dal settore dei servizi, del commercio e del trasporto (20,7%). Nell’ambito del comparto manifatturiero, il 27% circa (935 mila tonnellate) proviene dal settore della metallurgia, seguito della fabbricazione di prodotti chimici (18,4%), di prodotti farmaceutici di base e preparati (12,5%) e dalla fabbricazione di coke e dei prodotti derivati dalla raffinazione del petrolio (11,5%). 

Foto: Pixabay | CC0 Public Domain

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