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Capelli e non: i calvi sono più intelligenti?

L’intelligenza è una questione di capelli? Meno ce ne sono più è elevato il quoziente intellettivo, secondo la ricerca condotta di uno psicologo della Barry University.

Intelligenti, colti, influenti e onesti. Questa è la percezione che il mondo ha dei calvi. A rilevarlo uno studio inglese a cui la BBC ha dato ampio risalto. Secondo lo psicologo che ha condotto l’indagine, Frank Muscarella: "In generale in natura quando i maschi hanno qualcosa che non hanno le femmine, questo significa che si tratta di una caratteristica che agisce come un segnale". In passato, solo fino a qualche anno fa, come ha dimostrato la ricerca, sottoponendo all’attenzione di 100 donne le foto di 101 uomini prima con e poi senza capelli, lo studioso ha scoperto che i calvi sono stati giudicati più intelligenti, influenti, attendibili, colti, onesti e disponibili.

Calvizie: nemico numero uno

Lo studio inglese ha calcolato che nel mondo si spendono, ogni anno, circa 5,3 milioni di dollari in terapie anti-calvizie. Cifre da capogiro che riflettono bene il timore che questa patologia incute sia negli uomini che nelle donne. Potrebbe sembrare un semplice capriccio, ma in realtà l’avanzata dell’alopecia androgenetica – una delle forme di calvizie più diffusa al mondo – ha pesanti ripercussioni anche sulla psiche delle persone. Nella fase iniziale della calvizie, infatti, si registra una forte perdita di fiducia in se stessi.

Cadono i capelli, quando preoccuparsi?

Ma quando è davvero il caso di allarmarsi in presenza di capelli che cadono? Il fenomeno in sé è naturale ed è parte del ciclo di vita dei capelli, anche di quelli sani. Si tratta di un periodo della durata di circa tre anni che va dalla nascita del capello alla sua fine, con annessa caduta. Come detto, la forma di calvizie universalmente più diffusa è l’alopecia androgenetica, considerata a oggi irreversibile. A destare preoccupazione deve essere una caduta anomala, particolarmente sostenuta.

I segnali da non sottovalutare

Il diradamento vero e proprio, nei casi di alopecia androgenetica, viene preceduto da una fase di miniaturizzazione del capello. La chioma perde lucentezza ed è sempre meno folta. Questo accade perché il capello inizia progressivamente a rovinarsi, assottigliarsi. Il processo di miniaturizzazione non è unitario, infatti quando è in corso i capelli si presentano di volume e colore diverso l’uno dall’altro. In caso di alopecia androgenetica, legato quindi ai valori di un ormone prettamente maschile, presente però anche in minima parte nelle donne, il fenomeno colpisce i capelli dipendenti da questo ormone che si trovano al vertice della testa e nella zona della regione fronto-temporale. La diretta conseguenza di questo processo di miniaturizzazione, del tutto assente in caso di caduta naturale, tanto che nemmeno si manifesta un mutamento della chioma complessiva, è lo sfoltimento dei capelli che lascia intravedere aree del cuoio capelluto. In alcuni casi, addirittura, si presentano zone totalmente prive di capelli. Sono questi i segnali che non vanno sottovalutati e che devono portare i soggetti affetti da alopecia androgenetica a rivolgersi agli esperti.

Il fattore tempo è determinante

Di grande rilevanza è il fattore tempo. Per vincere la battaglia contro la calvizie, infatti, è fondamentale rivolgersi a uno specialista in tempi utili, prima che il problema assuma proporzioni difficili da gestire. Nessun rimedio fai da te, la strada giusta passa per un bravo dermatologo o un esperto della salute dei capelli.

Foto: Pixabay | CC0 Public Domain

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