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La trota sarda e i soldi per proteggere l’ambiente

  • Scritto da Effe_Pi

Polemica in regione su 50mila euro per difendere il pesce autoctono, ma secondo gli scienziati è sempre più importante combattere gli “alieni” che causano 30 miliardi di euro di danni l’anno.

Che cosa significa oggi proteggere l’ambiente in una terra come la Sardegna? Costruire nuovi impianti di produzione di elettricità, seppur rinnovabile, che tolgono spazio ad agricoltura e allevamento, o invece difendere le specie autoctone contro quelle “aliene”, come tutti gli scienziati e la comunità internazionale considerano fondamentale?
Secondo molti consiglieri regionali sardi più la prima della seconda, almeno a giudicare dalle polemiche sui 50mila euro messi a disposizione, nella finanziaria isolana, per la gestione della “trota macrostigma sarda”, una specie locale a rischio estinzione per bracconaggio e allevamenti di specie che arrivano da fuori dell’isola.

Il comma dell’articolo 3 dedicato al finanziamento di questa specie, introdotto dal consigliere Eugenio Lai (Sdp), è stato contestato dall’opposizione, in particolare dal capogruppo di Forza Italia, Pietro Pittalis, che ha ironizzato: "se queste sono le vostre priorita...”. In realtà queste sono priorità della comunità scientifica internazionale e della Commissione Europea, visto che secondo i ricercatori ogni anno le specie aliene che soppiantano quelle locali causano nel continente oltre 30 miliardi di euro di danni, e vanno quindi fermate “prima possibile”, anzitutto difendendo animali autoctoni come la macrostigma.
Questa, in particolare, secondo quanto riportato da ittiofauna.org, è una specie a rischio nell’isola a causa della “pesca indiscriminata” (che continua ancora oggi nonostante un divieto assoluto) e di una “centenaria immissione di trote di allevamento”, che hanno portato ad “una notevole riduzione della diffusione della trota sarda, la cui presenza è ormai ridotta a poche zone dell’originaria area di distribuzione”. La presenza di trote di allevamento danneggia la specie per “ibridazione, competizione alimentare e predazione” e la minaccia arriva anche da “alterazioni ambientali di origine antropica, come eccessivo prelievo idrico estivo, creazione di dighe ed altri ostacoli invalicabili, inquinamento industriale, urbano, agricolo e piogge acide in grado di modificare il PH delle acque rendendole inadatte allo sviluppo delle uova”. Un vero peccato, visto che la trota nostrana si nutre prevalentemente di larve di insetti e che le sue carni sono molto apprezzate “fino dall’antichità”, visto che probabilmente “era la sola trota conosciuta dai romani durante la Repubblica” e che è ancora più pregiata rispetto alla trota atlantica.

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Trota a parte, il comma “ambientale” della finanziaria sarda autorizza in tutto una spesa di quasi 7,9 milioni di euro per favorire l'occupazione attraverso progetti di incremento del patrimonio boschivo, in particolare nei Comuni che hanno subito una rilevante diminuzione degli occupati nel settore della forestazione, mentre per la lotta contro gli insetti nocivi e parassiti viene riconosciuto alle Province un contributo annuo dal 2017 al 2019 non inferiore a 6,6 milioni di euro. Con un emendamento del Partito dei Sardi, è stata raddoppiata anche la dotazione la prevenzione e la lotta alla lymantria, lepidottero che attacca il patrimonio boschivo sardo: per combatterla su un territorio di 32mila ettari sono ora previsti 600mila euro, invece che 300mila.

Foto dal libro "I Pesci delle Acque Interne Italiane", di G. Gandolfi, S. Zerunian, P. Torricelli, A. Marconato, Istituto Poligrafico Zecca dello Stato, Roma 1991 - modificata da ittiofauna.org

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