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Il riscatto di Antonio Cossu

  • Scritto da Effe_E

Il riscatto di Antonio CossuMatteo viene sequestrato un sabato mattina verso le nove (è il 1968), poi la lettera dei rapitori ai familiari: prezzo, itinerario da seguire, tempi del percorso, tipo di automobile da usare negli spostamenti.

Incipit

Lunedì, 11 novembre 1968

La vettura procede ormai a velocità costante. Nel primo tratto la velocità è stata un po’ bassa, poi più alta: o allentavo troppo il piede dall’acceleratore o lo premevo forte. Dovevo sforzarmi, però, di eliminare gli alti e bassi. Controllavo il tachimetro: l’ago era attorno ai quaranta, si alzava, si abbassava, tornava al punto giusto. Bachis intuiva le mie preoccupazioni e mi rassicurava. Ogni tanto, però, senza volerlo, la velocità aumentava fino a cinquanta e a sessanta e Bachis mi richiamava.
Non ero abituato alla guida di quel tipo di vettura; tutto mi pareva diverso: i comandi, lo spessore del volante fra le dita, la larghezza della carrozzeria, il sedile, l’ampiezza del cofano sulla carreggiata. Avevo persino temuto di trovarmi in difficoltà, e qualche giorno prima avevo pregato un amico di farmi sedere un momento al posto di guida. Per evitare sguardi indiscreti o illazioni avevamo trovato la scusa di andare alla ricerca di funghi.
Ciò che in parte mi preoccupava, e insistevo fradi me per scacciare altri pensieri, era la lunghezza del viaggio su strade che non conoscevo e su una vettura non mia; anche un piccolo incidente mi avrebbe dato fastidio, per il fatto in sé e per i danni, e soprattutto perché non avrei assolto interamente, per un ritardo o altro, il mio compito: autista per i contatti con i sequestratori di Matteo.
Dopo il primo viaggio, con un altro autista, avevo notato in Bachis un certo nervosismo, un’agitazione inconsueta in lui, e magari comprensibile: mi pareva che avesse bisogno di uno che gli fosse più familiare, che riuscisse a distrarlo, gli tenesse compagnia, allentasse con una conversazione varia o con una battuta, o anche col silenzio, il suo stato di tensione. Ritenevo di essere all’altezza: oltre la parentela, è il padrino di mia figlia; siamo, quindi, compari e, per un’antica usanza, ci diamo del voi.
Terminata la salita avevo ormai raggiunto una discreta regolarità nella guida; un po’ m’era d’impaccio il soprabito, ma guidavo tranquillo.
Un blocco stradale della polizia, dopo appena cinque chilometri, al bivio per San Leonardo, obbliga a fermarci: una vettura di traverso sulla strada, presso una curva, e alcuni agenti. Bachis ha un moto di stizza: i poliziotti possono seguirci e disturbare il nostro lavoro. Si avvicina un agente e chiede i documenti di entrambi; si avvia alla vettu-ra e scrive sul registro le nostre generalità. Torna e fa aprire il portabagagli.
–Vuole sollevare quel sacco? Che avete?
– Cachi.
– Cachi? Due cassette di cachi? – Ci guarda.
– Sì, cachi. Vuole prenderne?
– No, grazie. E nella valigia, che ci sta?
– Vuota. – e l’agitiamo per tranquillizzarlo. A un centinaio di metri da noi si ferma una vettura senza che gli agenti si avvicinino. I viaggiatori, dall’interno, ci guardano. L’agente ci riconsegna i documenti e ci invita a proseguire.
L’agitazione che ci aveva preso, e che avevamo cercato di contenere, è passata: non ci sono state poste domande indiscrete né ci hanno trattenuto a lungo; quei pochi minuti di sosta possiamo recuperarli facilmente.


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N. D. N. D.

Sul problema dei sequestri di persona si è scritto molto. Pochi libri contengono come Il riscatto una solida coscienza antropologica delle tensioni e dei rapporti che agiscono intorno alla pratica criminosa del sequestro in Sardegna.

Sapienza diretta del mondo narrato, visione dall’interno, si fanno in Cossu problema etico-politico, in una pagina letteraria che non teme la scrittura appassionata, la partecipazione civile. Ma la passione e la sapienza sono anche quelle del narratore, del fabbricatore di storie e dialoghi.

Matteo viene sequestrato un sabato mattina verso le nove (è il 1968), poi la lettera dei rapitori ai familiari: prezzo, itinerario da seguire, tempi del percorso, tipo di automobile da usare negli spostamenti.

Segue il diario del sequestro, cronaca dei fatti e dramma interiore che coinvolge il lettore nei timori, nelle in-quietudini, nelle speranze degli emissari.

Sul percorso reale, attraverso le strade interne dell’Isola alla ricerca di un abboccamento con i sequestratori, si disegna quello emotivo degli emissari, figure principali del romanzo le cui amare riflessioni tracciano un quadro della stagione calda della criminalità in Sardegna. Un vero romanzo-documento.