Dazi, a rischio 24 milioni l'anno dal pecorino romano esportato negli Usa
Il formaggio in gran parte prodotto in Sardegna viene sottoposto a dazio del 15% e potrebbe portare a una perdita netta di ricavi, per il Centro studi agricoli il prodotto non è stato tutelato dalle istituzioni.
Si è parlato molto delle possibili conseguenze dei dazi di Trump sull’economia sarda, in questi ultimi mesi, ma adesso sembra esserci un aspetto concreto e cifre che potrebbero portare una perdita secca nel comparto caseario. Si parla del pecorino romano, che nonostante il nome come risaputo è prodotto in gran parte in Sardegna, che è tra i prodotti per cui viene imposto un dazio del 15%: un disastro economico, almeno secondo Gianni Maoddi, presidente del Consorzio di tutela del Pecorino romano Dop, che ricorda come "l'export del mercato americano ammonta a circa 170 milioni di euro e ovviamente l'incidenza del dazio è conseguente a questo volume. Quindi se consideriamo di un 15% di questi 170 milioni di euro si tratta di circa 24 milioni di euro, una cifra considerevole, impattante. Abbiamo preso un bello schiaffo, perchè il pecorino romano negli Usa si vende da 140 anni e non ha mai pagato dazio. Quindi siamo passati da uno zero a un più 15% e per noi è un danno non da poco".
Maoddi parla a nome di "un consorzio che racchiude circa 40 produttori, che completano una filiera formata da circa 8.500 allevatori distribuiti tra Sardegna, Lazio e provincia di Grosseto con una produzione che si attesterà nel 2025 intorno alle 39mila tonnellate di pecorino, delle quali circa il 70% esportato nel mondo. E di questo circa il 40% negli Stati Uniti, che rappresentano il nostro primo mercato in assoluto di vendita oltre al mercato nazionale". Il presidente del Consorzio resta comunque ottimista su una possibile esenzione del Pecorino romano dai dazi. "Io sono convinto che ci sarà un momento successivo a questo che stiamo vivendo -spiega- nel quale ci sarà spazio per entrare come nel dettaglio dei singoli prodotti e per definire insomma delle esenzioni. A mio parere, infatti, ci sono dei prodotti come il nostro che non possono essere replicati su quel mercato e che di fatto non entrano in competizione con quelli Usa. Se però non si riuscisse a farlo e ci fosse questo dazio al 15% questo avrebbe un impatto importante su tutta la filiera perché i numeri che rappresentano il mercato americano sono importanti e quindi è ovvio che ci sarebbero dei riflessi su tutta la filiera in termini di valori e in termini di quantità vendute", sottolinea.
Il prodotto non è stato difeso adeguatamente da chi doveva farlo, secondo Tore Piana, Presidente Centro Studi Agricoli che racconta di ”una grande ingiustizia. E diciamolo chiaramente: chi doveva difendere questo prodotto a Bruxelles e a Washington – cioè il Ministero – non lo ha fatto con la dovuta forza e determinazione. Hanno preferito forse tutelare altri formaggi, dimenticandosi del ruolo centrale del Pecorino Romano nella filiera ovicaprina sarda”. Piana ha aggiunto che comunque i dazi non porteranno “alcun crollo delle vendite, né tantomeno un calo del prezzo del latte. Basta con il terrorismo psicologico sui pastori sardi! Nessuno si permetta di usarli come scudo o pretesto per giustificare dinamiche di mercato che nulla hanno a che fare con questo dazio. Il pastore sardo va rispettato, difeso e valorizzato.”
Foto | Rocco Lucia su Flickr