«Muro di Coscienza» negli aeroporti italiani: proteste pro-Palestina da Cagliari a Venezia contro i voli con Israele
- Scritto da Effe_Pi
Cinque scali coinvolti simultaneamente. Gli attivisti del "Giovedì Bianco" chiedono la sospensione delle rotte aeree e degli accordi commerciali con Israele. Polemiche dalle associazioni ebraiche.
La mobilitazione del 20 agosto
Cinque aeroporti italiani contemporaneamente: Cagliari-Elmas, Verona, Milano Linate, Roma Fiumicino e Venezia Marco Polo. È il bilancio della giornata di protesta del 20 agosto, coordinata dalla rete "Giovedì Bianco" — un movimento che propone forme di protesta non violenta da ripetere ogni giovedì — e che ha visto centinaia di attivisti distribuire volantini e formare catene umane negli scali italiani, in concomitanza con l'arrivo e la partenza di voli da e per Tel Aviv.
A Cagliari-Elmas la protesta ha assunto i toni di un vero e proprio flash mob: una ventina di attivisti vestiti di nero, disposti in fila con bandiere palestinesi, hanno dato vita a quello che hanno definito un "muro di coscienza", accompagnato dall'esecuzione di brani al pianoforte.
A Linate, i manifestanti si sono disposti in una catena umana di 30 metri, vestiti con abiti neri, il colore del lutto. A Verona la protesta ha coinvolto una quarantina di persone, con molte bandiere palestinesi, organizzata in coincidenza con l'arrivo di un volo da Tel Aviv.
Le richieste degli organizzatori
Le richieste degli organizzatori sono chiare: la sospensione delle rotte aeree dirette e degli accordi commerciali con Israele; la sospensione dell'accoglienza di militari israeliani in "decompressione" — cioè per periodi di vacanza in Italia; la fine di ogni forma di collaborazione militare, economica e diplomatica con Israele; il riconoscimento pubblico che a Gaza e in Cisgiordania sta avvenendo un genocidio; l'apertura delle indagini sulle denunce già depositate presso la Procura di Roma contro personale militare israeliano; e l'esecuzione dei mandati d'arresto della Corte penale internazionale già emessi.
Gli organizzatori precisano che la protesta non è rivolta contro i singoli viaggiatori: «Il bersaglio è politico: le scelte del governo italiano e il sistema di rotte, accordi e interessi economici che sostiene l'occupazione».
Un fenomeno che dura da mesi
Le proteste negli aeroporti non sono una novità. Dal 16 maggio, con l'apertura della stagione estiva, i voli provenienti da Israele sono diventati sistematicamente bersaglio di presidi. Dal giovedì alla domenica, le associazioni pro-Palestina si presentano all'arrivo di questi voli.
Il contesto è quello di una mobilitazione più ampia che attraversa l'Italia da oltre un anno. Nel settembre 2025 uno sciopero generale aveva coinvolto oltre 75 comuni italiani, con obiettivi che includevano lo stop alle spedizioni di armi dai porti italiani verso Israele e la sospensione delle relazioni diplomatiche ed economiche tra i due paesi.
Le polemiche: «È caccia all'ebreo»
La mobilitazione non è priva di contestazioni. L'associazione Chenàbura Sardos Pro Israele denuncia che su quei voli arrivano soprattutto famiglie con bambini, persone anziane e semplici turisti, che vengono accolti con slogan ostili. L'associazione si è rivolta alla Questura per spostare i presidi fuori dagli aeroporti, senza risultato.
Dal fronte internazionale, commentatori vicini alle comunità ebraiche accusano il movimento di voler scoraggiare i cittadini israeliani — e più in generale gli ebrei — dal viaggiare in Italia, trasformando la libertà di movimento nell'ultimo fronte di una campagna di ostracismo verso lo Stato ebraico
Il quadro politico
Sullo sfondo c'è la posizione del governo Meloni, accusato dagli attivisti di mantenere relazioni troppo strette con Israele nonostante il conflitto in corso a Gaza. Tra le denunce dei manifestanti c'è anche l'accoglienza riservata a militari israeliani in "decompressione" — periodi di vacanza in Italia dopo il servizio militare. Una pratica che gli organizzatori considerano una forma di complicità, e che il governo non ha finora inteso sospendere.
Il dibattito è destinato a continuare. E ogni giovedì, negli aeroporti italiani, il "Muro di Coscienza" si ricompone.