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Mario o Fabio, lo strano suicidio romano di un agente segreto

  • Scritto da Effe_Pi

Un altro mistero italiano raccontato da Serpico, questa volta parliamo dell'agente segreto di origine calabrese Mario Ferraro, protagonista di un suicidio con molti punti poco chiari nel 1995.

Di Serpico

Ci sono lavori e incarichi borderline dove si giocano partite delicate e molto pericolose. Ci sono uomini che lavorano nell'ombra e che devono assolvere dei compiti che spesso valicano il confine tra il bene e il male . Ed è proprio in questo momento che si materializza il pericolo e si diventa un obiettivo o una minaccia da neutralizzare. Con tutti i mezzi possibili, senza andare troppo per il sottile. Un mestiere che per definizione può risultare molto pericoloso è quello dello 007, dell'agente segreto. "Le barbe finte", come si usa spesso dire per descrivere gli agenti segreti e sotto copertura. La loro vita spericolata e piena di insidie tra intrighi e vicende intricate è celebrata da sempre in romanzi, film e documentari.
La realtà spesso supera di gran lunga il cinema e la letteratura.

Il protagonista di questa storia che racconteremo si chiamava Mario Ferraro ed era una barba finta! Calabrese d'origine, intraprende una carriera brillante e ricca di soddisfazioni nell'esercito e con il grado tenente entra giovanissimo nel servizio segreto militare il Sismi, a solo 31 anni. Ha acquisito specializzazioni nel campo del traffico d'armi e nel terrorismo internazionale. Esperto in tecnologia e comunicazioni gira mezzo mondo tra missioni ed incarichi ad alto rischio. Mario schivo e riservato è uno tosto e molto ligio al dovere. Ha lavorato nell'ambito del settore più delicato del Sismi, i Servizi segreti militari italiani. Tra il 1984 e il 1988 infatti è assegnato all'Ufficio sicurezza interna, quello che controlla le attività di tutti gli agenti, vertici compresi. Un ufficio molto delicato dove è facile crearsi dei nemici .

Mario vive sotto copertura. È per tutti Fabio Marcelli, impiegato in un'azienda attiva nell'import-export. Nel 1990 Mario conosce la compagna Antonella a Roma, quartiere Eur, dove lavorano nello stesso civico di un palazzo di Viale Pasteur. Era stato precedentemente sposato ed era padre di due figlie. Purtroppo la figlia più piccola morì di tumore nel 1985. La relazione e l'intesa tra Mario e Antonella è forte, viaggiano spesso e stanno bene insieme, il passo per la convivenza è breve. Tuttavia si tradisce in più occasioni rischiando di fare saltare la copertura. Nel frattempo anche nell'ufficio dove lavora Antonella circolano voci sul fatto che l'impresa di import - export dove lavorare "Fabio" sia una copertura del servizio segreto militare. Antonella assalita dai dubbi affronta Fabio e discutono, lui inizialmente tentenna e nega ma poi pressato dalle insistenze della compagna ammette di essere un agente segreto sotto copertura e di chiamarsi Mario.

Le conseguenze immediate della copertura saltata sono il richiamo e trasferimento presso il quartier generale dei Servizi, Forte Braschi a Roma.
Da quel momento in poi Mario cambia radicalmente atteggiamento e perde entusiasmo e serenità. È sospettoso e pensieroso, ha paura di essere intercettato e pedinato. Impone alla compagna di non essere abitudinaria negli orari e itinerari, per quanto sia possibile. Non usa il cellulare al quale preferisce le cabine telefoniche. Prima di uscire da loro appartamento, in via della Grande Muraglia Cinese 46 si affaccia sempre alla finestra , quando è in macchina e cerca il parcheggio fa dei lunghi giri senza mai distogliere lo sguardo dallo specchietto retrovisore. Mario si sente in pericolo ed è in apprensione per Antonella e sente il dovere di proteggerla. Sì convince che qualcuno vorrebbe fargli del male e vorrebbe scoprire chi e quale motivo. Ovviamente questo stato d'animo è da collegarsi alle sue attività di investigazione sotto copertura e ai segreti e informazioni su affari poco chiari dove probabilmente erano coinvolti altro agenti, anche con ruoli operativi importanti e posizioni apicali.

A casa succedevano stranezze preoccupanti! Telefonate mute anche durante la notte, interruzione dell'energia elettrica solo nel loro appartamento.
Quanti pensieri dovevano correre nella mente di Mario. Arriviamo al 16 luglio del 1995. È una calda giornata estiva e Mario e Antonella sono rilassati nel loro appartamento. Mario decide di uscire un po' per andare a comprare dei sigari e cerca invano di convincere Antonella a seguirlo per poi fermarsi a mangiare un gelato. Mario esce da solo e prende l'ascensore. Antonella senza farci caso sente dei rumori provenienti dall'androne del palazzo e precisamente dall'ascensore. Come se qualcuno l'avesse bloccato attraverso la fotocellula. Particolare questo che ricorderà pochi istanti dopo.

Passata un'ora Antonella si preoccupa perché Mario non era un ritardatario e aveva comunque detto che sarebbe tornato subito. Lo troverà impiccato nel bagno con la schiena poggiata al muro. Appeso ad un porta asciugamani. Chiama l'ambulanza e il fratello di Mario, è in panico totale e si dispera.
Arrivano gli inquirenti del commissariato ma anche gli agenti del servizio segreto. "Bonificano" l'appartamento alla ricerca di documenti e materiale non meglio precisato. La famiglia non crede assolutamente al suicidio. Le dinamiche e i rilievi che emergono fanno invece pensare che si tratti di un omicidio. Stranamente c'era una finestra aperta che mai Mario avrebbe lasciato aperta proprio perché ossessionato per la sua incolumità. Il porta asciugamani era posizionato più in basso del corpo di Mario e non avrebbe mai potuto reggere più di cinquanta chili. Impossibile impiccarsi!

Pure le chiavi erano insolitamente erano dentro un cassetto anziché nel chiavistello. Altra stranezza che contrasta con " le manie" di Mario. Verosimilmente qualcuno entrò nell'appartamento, prese le chiavi e ne fece una copia. Secondo alcune ricostruzioni Mario venne aggredito e ucciso nell'ascensore e poi il corpo portato e posizionato in bagno per inscenare il suicidio. Prima di morire Mario doveva recarsi in Albania per una missione delicatissima, roba di forniture di armi, tangenti e affari. Le indagini ovviamente, come da copione, sposano la tesi del suicidio. Mario era depresso per la perdita della sua bambina. Per questo si è suicidato!

Caso archiviato!