Storie di Mafia, isolamento e morte di Ninni Cassarà
- Scritto da Effe_Pi
C'è un'immagine di una donna catturata dall'obiettivo di una macchina fotografica, riversa sulle scale di un condominio di via Croce Rossa mentre piange disperata mentre abbracciata il corpo senza vita di un uomo.
Di Serpico
Palermo, 6 agosto 1985
Lei si chiama Laura.
Qualche istante prima, erano le tre del pomeriggio, riceve una telefonata dal marito. Sarebbe arrivato per mangiare un boccone. Erano due giorni che non rientrava a casa e da parecchio tempo non aveva più orari. Suo marito si chiama Antonino ma tutti da sempre lo chiamano Ninni. Ninni Cassarà! Un morto che cammina! In attesa del marito e felice di vederlo seppure per un pranzo fugace Laura si affaccia alla finestra che guarda alla strada dal sesto piano del palazzo dove abitano in un grazioso appartamento. Porta in braccio la figlia Elvira, di due anni. Gli altri due figli sono in vacanza con i nonni. Dopo pochi istanti vede arrivare il marito a bordo di una Alfetta. Ninni con la sua scorta composta da due giovani poliziotti, Roberto Antiochia e Natale Mondo.
Ninni Cassarà è vice questore aggiunto e vice capo della squadra mobile. Un morto che cammina in quella torrida e drammatica estate palermitana. Lei vide tutto in diretta dalla finestra! Appena arrivata l'auto con a bordo Ninni e i suoi giovani angeli custodi, si scatena una pioggia di fuoco di kalashnikov, arma micidiale da guerra prediletta dai gruppo di fuoco mafiosi. Antiochia muore crivellato di colpi e Mondo è salvato dall'auto che fa da scudo. Cassarà dopo essere uscito dall'auto cerca di raggiungere le scale del palazzo. Laura scende le scale con la piccola in braccio gridando il nome del marito. Bussa la porta dei vicini ma nessuno le aprirà la porta, tranne uno che prenderà in consegna la bambina. Laura raggiunge Ninni ma lui è morto. Nonostante la potenza di fuoco, un unico proiettile per fortuna dei killer gli recide l'aorta.
La foto di Laura china sul corpo di Ninni Cassarà rimane l'emblema dell'ennesima strage di mafia. La morte di Ninni Cassarà era una morte annunciata, tutti lo sapevano e nessuno mai di adoperò per salvare l'ennesimo servitore dello Stato, lasciato solo e allo sbaraglio a combattere un mostro troppo forte anche per i più coraggiosi. Perché venne ucciso Cassarà? Per tanti motivi! Perché era un investigatore zelante e intelligente che non credeva alla favoletta della mafia buona e del fatto che si uccidessero tra loro. Sapeva benissimo che era in corso una feroce guerra che non fece sconti neppure allo Stato, colpendo magistrati, giornalisti, investigatori e chiunque fosse considerato un pericolo o una minaccia per l'organizzazione. Nel 1983 venne spazzato via con un'autobomba il giudice istruttore Rocco Chinnici. L'anno prima il prefetto Carlo Alberto dalla Chiesa. Anni prima morirono il giudice Costa, il procuratore Scaglione, il magistrato Terranova, Il presidente della regione Sicilia, Piersanti Mattarella. Venne fatto sparire il giornalista Mauro De Mauro.
La lista è lunghissima. La guerra e l'attacco al cuore dello Stato vennero sferrati dai Corleonesi, che nel giro di poco tempo sterminarono tutte le famiglie avversarie e presero il potere non solo a Palermo ma anche in tutta la Sicilia sino ad arrivare negli Stati Uniti. Tutto si chinarono al nuovo ordine costituito con il sangue. Ninni Cassarà circondato da pochissimi e fedeli collaboratori tracciò l'organigramma della nuova mafia. Ad ogni territorio corrispondeva il potere di una famiglia e di ogni mandamento. Conosceva i nomi di capi, sottocapi e soldati di Cosa Nostra. Con pochi mezzi a disposizione in sella al vespino e a qualche auto sgangherata, senza che fosse riconoscibile, si addentrava nelle borgate di Ciaculli, regno della potentissima cosca dei Grego. Tra palazzi e agrumeti in quel lembo martoriato di Sicilia si avventurava spesso con Calogero Zucchetto, giovane poliziotto di strada molto abile a reperire informazioni e contatti nel sottobosco dei quartieri.
Una volta, in un viottolo a Ciaculli, fecero un incontro da brividi, Salvatore Montalto, Pino Greco e Mario Prestfilippo super killer latitanti e facenti parte del gruppo di fuoco di Riina.Stavolta ebbero la sensazione di non essere passati inosservati. Zucchetto si preoccupò, li conosceva e in gioventù aveva frequentato i Prestifilippo e loro conoscevano la sua attività investigativa all'interno della squadra mobile della Questura di Palermo. Verrà ucciso nel 1982, da un killer a bordo di una moto, dopo aver consumato un fugace panino, all'uscita del Bar Collica di via Notarbartolo a Palermo.
Un duro colpo per Ninni. Sì sentì responsabile della morte di questo giovane poliziotto. E soprattutto sentì intorno a sé un ostilità, un isolamento e una clima pesante dentro la questura. Non si fidava se non di pochi colleghi e dei magistrati Falcone e Borsellino. Le sue investigazioni puntuali e precise di riscontri culminarono nel rapporto investigativo conosciuto come Michele Greco + 114 che sarà fondamentale per l'istruzione del maxi processo del 1986.
Ma anche Cassarà sapeva bene che le dinamiche che porteranno al suo isolamento saranno il preludio della sua morte per mano di Cosa Nostra .
Succederà lo stesso a Falcone e Borsellino nel 1992. Dieci giorni prima venne ucciso dopo una gita in barca a Ponticello un suo strettissimo collaboratore e amico, Beppe Montana. Quel giorno anche Ninni Cassarà e Laura dovevano far parte della comitiva di amici. Accorso sul luogo dell'ennesimo delitto nella infuocata estate del 1985 Ninni preso dallo sconforto disse "impariamo a considerarci morti che cammino". La morte di Montana contribuì in maniera determinate al suo progressivo isolamento. Lui continuò febbrilmente a lavorare sapendo di essere un bersaglio Senza possibilità di scampo. Ad un certo punto per trarlo in salvo si paventò l'ipotesi di un trasferimento a Genova, ma non se ne fece più nulla.
Durante il processo per la strage del giudice Rocco Chinnici, spazzato via con la sua scorta e il portiere del palazzo dove viveva con un'autobomba "alla libanese", Ninni Cassarà chiamato a testimoniare fece importanti rivelazioni sulle indagini che riguardavano potenti uomini in odore di mafia tra i quali l'ex sindaco di Palermo e i cugini Salvo, potenti esattori e notabili della Democrazia Cristiana. Per Cosa Nostra e per i poteri forti contigui la misura era colma e Cassarà con il suo fiuto e il suo onesto lavoro di investigatore metteva fortemente rischio gli interessi e i traffici lucrosi dell'organizzazione. L'isolamento anche all'interno della Questura, le ambiguità, i traditori che si vendettero alla mafia e la campagna denigratoria faranno da sfondo per un film già visto. Senza dubbio una talpa avvertí il commando di killer della sua visita a casa il giorno dell'agguato.
Il telefono di casa Cassarà era sotto controllo e ogni comunicazione veniva carpita da Cosa Nostra che per l'occasione mise in campo almeno una decina di killer per essere sicuri di portare a termine la missione di morte.
Così morì l'ennesimo servitore dello Stato che non si volle proteggere e salvare.
Foto: brian.ch su Flickr