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WPP: PREMIO A HANSEN IN DISCUSSIONE

World Press Photo - Gaza BurielWorld Press Photo mette in discussione il premio assegnato a Paul Hansen
È cambiato il concetto di autenticità in fotografia?

La prestigiosa fondazione World Press Photo rivedrà l'assegnazione del primo premio al fotografo svedese Paul Hansen, vincitore dell'edizione 2013 con la foto Gaza Buriel.
Già dallo scorso febbraio, immediatamente dopo l’assegnazione del World Press Photo of the Year 2013, erano iniziate le polemiche in rete che accusavano il fotografo svedese di aver ritoccato pesantemente lo scatto al punto di rendere le immagini quasi finte. La foto, pubblicata dal quotidiano svedese Dagens Nyheter mostra una sorta di processione funebre: un gruppo di uomini che trasportano per i vicoli di Gaza i cadaveri di due bambini, due fratellini di due e tre anni uccisi in un blitz israeliano. "La forza di questa foto è il contrasto tra rabbia e dolore degli adulti sopra l'innocenza dei bambini", aveva dichiarato Mayu Mohanna, un membro della giuria.

Adesso le polemiche però sono diventate delle vere e proprie accuse di manipolazione, una "falsificazione fraudolenta" per il sito extremetech.com, secondo il quale l’immagine sarebbe un collage di diverse foto.
Per porre fine alla faccenda, dal canto suo la fondazione olandese che da 56 anni, ogni anno, assegna i più importanti premi del pianeta di fotografia e giornalismo, ha rilasciato un comunicato: "Paul Hansen ha spiegato in precedenza nel dettaglio come ha trattato l'immagine. Il World Press Photo non ha motivo di dubitare delle sue spiegazioni. Ciò nonostante, con l'obiettivo di evitare ulteriori speculazioni e con la piena collaborazione di Hansen, abbiamo chiesto a due esperti indipendenti di compiere un'indagine forense sul file dell'immagine".

I temi dell’autenticità e della veridicità degli scatti in fotografia sono vecchi quanto il digitale. E forse anche di più, se si pensa che elementi come la compensazione dell’esposizione, la correzione di luminosità, saturazione e contrasto sono sempre stati utilizzati in camera oscura da tutti i professionisti. È un discorso che supera anche l’ormai classico scontro fra tradizionalisti del pensiero fotografico e sfrenati smanettoni del ritocco; c’è infatti chi sostiene che anche il vecchio bianco e nero in fotografia sia un artificio, visto che l’occhio umano vede il mondo a colori.
La novità che emerge da quest’ultima querelle fra puristi e sostenitori del ritocco è la sempre maggiore attenzione alla “verità” che si scontra con le ragioni della pura estetica nell’arte fotografica – perché tale può e deve ancora essere considerata – soprattutto se accostata al fotogiornalismo, in cui le immagini, seppur evocative, dovrebbero mantenere la loro funzione informativa e obiettiva.
Sui concetti di obiettività e autenticità si potrebbe discutere all’infinito. Ma in un’epoca in cui chiunque sente di poter essere un fotografo sol perché tiene fra le mani uno strumento che sforna fotografie a raffica – reflex o smartphone che sia – forse porre l’accento sull’autenticità dell’arte fotografica aiuta a riflettere sul ruolo che questa ha e, a quanto pare, continua ad avere nella società.

E voi cosa ne pensate? L’immagine incriminata, insieme a tutte le altre vincitrici del World Press Photo 2013 sarà in mostra al Museo di Roma In Trastevere fino al 26 maggio. Un modo per farsi un’idea è andarle a vedere.

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