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Strumenti musicali sardi: s'affuente

  • Scritto da Gi_A

Affuente | Fotografia: Pietro Paolo Pinna, Nuoro (Archivio Ilisso)Piatto di metallo sbalzato (ottone o rame) con una pronunciata concavità, utilizzato un tempo nelle chiese rurali per raccogliere le offerte dei fedeli.

Anche questa settimana pubblichiamo una scheda estratta dal volume "SONOS - Strumenti della musica popolare sarda" pubblicato dalla ILISSO Edizioni di Nuoro, che ci ha gentilmente concesso la possibilità di diffondere e valorizzare un'altro aspetto della ricchezza culturale della nostra Isola: la musica e l'originalità del patrimonio organografico Sardo.

Uno degli obiettivi della nostra iniziativa editoriale è la valorizzazione e diffusione delle eccellenze sarde, siano esse culturali, tecnologiche, economiche e imprenditoriali, e la ILISSO Edizioni rientra certamente in una di queste categorie.


Affuente | Fotografia: Pietro Paolo Pinna, Nuoro (Archivio Ilisso)Affoente
Affuenta
Affuente
Piattu ’e rámene
Saffata

Dati generali
Strumento desueto
Carattere prevalentemente ritmico
Non costruito generalmente da chi lo suona
Occasione vagamente determinata

Area di attestazione
Ghilarza, Ottana

È uno strumento improprio, ossia non costruito appositamente per realizzare suoni o rumori.

Si tratta infatti di un piatto di metallo sbalzato (ottone o rame) con una pronunciata concavità, utilizzato un tempo nelle chiese rurali per raccogliere le offerte dei fedeli o più genericamente come vassoio per riporre i chiodi del crocefisso nel rito della deposizione dalla croce (scravamentu) o, ancora, per posare gli oli sacri e i simboli sacramentali per l’amministrazione del battesimo.

Parallelamente a questo elevato uso rituale, veniva impiegato nella musica tradizionale come strumento a percussione e a raschiamento, e con questa funzione è attestato già nelle fonti ottocentesche.

Con una grossa chiave si percuotevano infatti i bordi del piatto e si raschiava il fondo lavorato a sbalzo.

È probabile che la percussione del piatto da parte del sagrestano per sollecitare il versamento dell’obolo dei parrocchiani abbia suggerito un suo uso profano nell’accompagnamento della danza, come ancora oggi si usa a Ghilarza; la tipica lavorazione a sbalzo ben si prestava d’altronde alle figurazioni ritmiche della danza isolana.

Testo: Giulio Angioni | Fotografia: Pietro Paolo Pinna, Nuoro (Archivio Ilisso)

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