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Il canto a tenore in Sardegna

  • Scritto da Effe_E

Tenores di Neoneli | Foto Cristiano Cani (© BY-NC-ND 3.0 IT)

Il canto a tenore è eseguito esclusivamente da quattro voci maschili, dette su bassu, sa contra, sa boghe e sa mesu boghe. La voce solista espone un testo, accompagnata dalle altre voci che scandiscono sillabe senza senso dette corfos, colpi.

Più in particolare: - su bassu (detto anche basciu, grussu, grossu) è la nota base, caratterizzata da un’emissione gutturale vibrata e continua, monotòna alla tonalità stabilita;

- sa contra (cronta) si congiunge al basso a formare il caratterizzante accordo gutturale, con testi verbali nonsense (solitamente dei monosillabi, per esempio “Bom, Bim, Bam Bo!”, “Bi, Bim Bai”). Si pone tra il basso e la voce, con un suono più lineare e meno vibrato;

- sa boghe (boche, voche, oche, oghe) canta i testi poetici, spesso personalizzandoli, incomincia il canto e conduce il coro stabilendo il ritmo, la tonalità da seguire e le sue variazioni; rispetto alle altre tre, è quella con un timbro più naturale.

- sa mesu boghe (mesu voche, mesu oche, mesu ‘oghe), ossia la mezza voce, attenua il ruvido suono del duetto bassu-contra e arricchisce il canto con abbellimenti e virtuosismi vocali (giratas, giradas); è l’unico componente del gruppo che modifica di continuo la sua melodia.

L’esecuzione si appoggia su formule melodico-armoniche di base che vengono combinate dal solista, spesso in accordo col coro, sulla base di un canovaccio. La successione musicale non segue dunque delle sequenze rigide, ma permette ai cantori di esprimersi in modo sempre diverso, guidati dalla propria sensibilità e dal proprio gusto.

I testi delle canzoni possono essere improvvisati o tramandati di generazione in generazione, come nella consuetudine della trasmissione orale. Il tema può essere epico-narrativo, religioso, storico, satirico, sociale o amoroso. Da segnalare per la loro particolarità tre canti religiosi appartenenti alla tradizione di Bitti: un canto natalizio, uno dedicato alla Madonna e un componimento penitenziale.

Altro elemento che rende il canto a tenore particolarmente ricco è l’ampia tipologia di melodie, che spesso differiscono da un paese all’altro sia per la denominazione che per diversi particolari. La melodia non è scritta ma viene arrangiata di volta in volta a seconda delle possibilità vocali del gruppo. In sintesi si possono individuare tre tipi di melodie principali:

- a boghe ‘e notte, detto anche a boghe sèria, voce seria. È l’esecuzione più pacata e malinconica. Sicuramente è la melodia più diffusa, che esalta maggiormente le doti canore del solista, che esordisce cantando in solitudine con s’isterrida (introduzione), prima di sentirsi rispondere dal coro con i colpi cadenzati del basso e della contra. La denominazione boghe ‘e notte (voce della notte) sta a sottolineare la sua associazione con le serenate notturne.

- a boghe ‘e ballu, (o canti a ballos); nascono per accompagnare i balli, che duravano diverse ore senza interruzione. Il testo spesso non era abbastanza lungo e perciò veniva ripetuta più e più volte una stessa frase o parte di essa. È evidente la preminenza della musica, mentre il testo serve solo a cadenzare il canto. Esistono vari tipi di canti a ballos: su ballu seriu, su ballu lestru, su ballu dillu e su passu torratu. Spesso si inizia con su ballu seriu, in cui il testo conserva ancora il suo valore, poi lentamente l’atmosfera si riscalda e quando la musica si fa più incalzante parte su ballu lestru, più vivace, che invita al ballo.

- a muttos (canti a mutos). Si tratta della versione a tenore dei muttos, caratteristica forma poetica sarda, con testi prevalentemente di carattere amoroso oppure dal contenuto umoristico o satirico. L’introduzione è lasciata alla voce solista, mentre gli altri cantori intervengono con blocchi polivocalici basati su testi verbali nonsense.

Infine, il canto a tenore può essere lo “strumento” che talvolta accompagna i cantadores, ovvero i poeti improvvisatori durante le loro gare poetiche.


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