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Innovazione e ricerca: Sardegna come la Nuova Zelanda

  • Scritto da Effe_Pi

Se ne è parlato di recente alla 2° Borsa Internazionale delle imprese italo - arabe allo IED di Cagliari, dove si è sottolineata l'importanza di questi processi per promuovere i prodotti sardi su nuovi mercati come quelli arabi e asiatici.

Di Carla Scopa

Si è tenuta di recente la 2° Borsa Internazionale delle imprese italo - arabe allo IED di Cagliari. Nell’occasione si è parlato di internazionalizzazione di imprese e prodotti sardi e del ruolo di innovazione e ricerca in queste importanti aperture economiche. In particolare, è stato il professor Alessio Tola, ordinario di Analisi e valutazione delle tecnologie dell'Università di Sassari, che in apertura dei lavori ha illustrato il concetto d'internazionalizzazione inteso come conoscenza e consapevolezza degli aspetti regolamentari e normativi del paese estero in cui si va a presentare un proprio prodotto. "È fondamentale conoscerne le barriere e il target di riferimento", ha detto lo studioso: commercializzare significa perciò attivare delle tecniche che rispondano a precise richieste del mercato.

Poi è stata la volta di Francesco Casula, direttore generale di 3A Arborea, azienda lattiero-casearia che ha tagliato il traguardo dei 60 anni dall'anno di fondazione e si posiziona al secondo posto nel settore agroalimentare in Sardegna, con 300 dipendenti; egli ha definito come obbiettivo primario quello di remunerare il prezzo del latte ad un livello più alto rispetto alla media nazionale ed europea. La 3A si è affacciata ai mercati esteri solo da 3-4 anni e lo ha fatto con un prodotto di largo consumo, generico - basico, che in passato non aveva molti estimatori, ovvero il latte a lunga conservazione UHT, ma che ha trovato in Malesia, Singapore, Corea del Sud e tra poco (al termine delle procedure di registrazione) anche in Indonesia, dei mercati con una rilevante crescita di popolazione, dove si fa largo consumo di questo tipo di prodotto.  Il prof. Tola, intervenuto anche in veste di moderatore, ha parlato poi di qualità intesa non come appartenenza ad un luogo geografico ("siccome il prodotto è sardo è buono"), ma come concetto scientifico e quindi capacità di dare risposte alle esigenze espresse o inespresse del consumatore.

Salvatore Pala, presidente dell’Unione dei Pastori di Nurri, parlando di cooperazione in Sardegna ha affermato: "bisogna valorizzare al meglio le proprie produzioni e programmarne in modo mirato la messa sul mercato poiché c'è troppa improvvisazione, con conseguente difficoltà a collocare i prodotti". Ad oggi, continua, "non sappiamo quanto latte ovino si produca e quanti capi abbiamo, la stima è di 3 milioni 330.000 unità". È importante imparare ad essere competitivi, rafforzare le aziende, capire le esigenze e le preferenze cangianti del consumatore. La vera scommessa dell'innovazione e della ricerca è trasferire sul mercato estero l'identità locale mantenendo intatta, ad esempio, la qualità organolettica del prodotto attraverso adeguate procedure di confezionamento. Internazionalizzare significa fare investimenti e la Sardegna, percepita come una terra naturalmente votata alle produzione lattiero casearia, rimane l'unica in Italia nel settore della zootecnia tradizionale. Il basso indice di natalità e la domanda interna che non cresce spingeranno nei prossimi anni sempre più aziende sarde a guardare all'estero, in particolar modo ai mercati asiatici ed arabi. In chiusura, ancora il dott. Casula ha parlato delle enormi potenzialità della Sardegna definendola come "la Nuova Zelanda del Mediterraneo": il vasto stato dell’Oceania possiede infatti un territorio ricco di pascoli e poca popolazione, ed esporta i suoi prodotti nei paesi asiatici. La necessità di aprirsi ed aggredire i nuovi mercati impone corsi di formazione anche per i pastori che possono, ad esempio, apprendere nuove tecniche per ottenere latte di buona qualità. La ricerca, l'innovazione e l’utilizzo delle potenzialità dei giovani saranno i punti fermi per un approccio sempre più internazionale.

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