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Energia: in Sardegna costa il 50% in più

  • Scritto da Effe_Pi

Energia SardegnaLa denuncia di Confindustria dell'isola, ma intanto gli ambientalisti chiedono bonifiche e un "nuovo modello di sviluppo", dopo che quello energivoro ha devastato il territorio e la salute dei sardi.

Alle imprese sarde l'energia costa trecento milioni di euro l'anno, il 50%, in più rispetto alla media dei Paesi dell'Unione europea, mentre l'Italia si attesta su un +30% rispetto alla media europea. Per ogni impresa sarda si tratta di maggiori costi per oltre 2.700 euro l'anno. I dati, contenuti nel rapporto Svimez 2013, sono stati ricordati da Roberto Bornioli, presidente di Confindustria della Sardegna centrale, durante il forum sull'energia in corso a Cagliari. "La Sardegna ha bisogno del metano", ha sottolineato Bornioli. "Sono d'accordo con la scelta della Giunta regionale di abbandonare il progetto Galsi, ma e' urgente portare il gas sull'isola, non possiamo restare in una situazione cristallizzata”.

Un giusto appello, quello delle imprese, anche se prima di chiedere nuove infrastrutture si dovrebbe fare ammenda e intervenire per riparare ai danni di quelle costruite in precedenza. E’ quello che hanno chiesto oggi Css, Sardegna pulita e altre associazioni, perché - come ha spiegato Alessandra Seu, di No Scorie - un “terzo del territorio è già inquinato in modo grave. Siamo peggio della Terra dei fuochi. E nel Sulcis tra gli effetti nocivi del piombo si dimentica che questa sostanza può provocare deficit di sviluppo della massa cerebrale delle nuove generazioni, per i nostri ragazzi".

Massimo Dadea, medico ed ex assessore della Salute, ha parlato di “disastro ambientale di proporzioni catastrofiche". Ed ha aggiunto: "nessuno potrà dire io non sapevo. L'indagine epidemiologica Sentieri ha evidenziato un eccesso di mortalità per uomini e donne in alcune aree industriali". Territorio inquinato? “Si tratta - ha sottolineato Dadea - di 447mila ettari di territorio. Serve una indagine epidemiologica della Regione su tutto il territorio. E non abbiamo un registro di tumori regionale”. Quindi è forse necessario un nuovo modello di sviluppo, che a un costo inferiore dell’energia possa rispondere con attività più compatibili con la salute del territorio e dei cittadini.

 

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