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Wild is the wind, l’immagine della musica – Oristano, 23 dicembre – 5 marzo 2017

Una mostra che inaugura ad un anno dalla morte di David Bowie, per rendere omaggio al genio del Duca bianco attraverso opere che hanno fatto la storia del rock.

È stato uno degli artisti più amati degli ultimi decenni, e anche la Sardegna ha vissuto appieno questa passione, con tanto di concerto a Rocce Rosse di Arbatax, negli anni ’90. Ora, è Oristano a rendere omaggio a David Bowie, con una mostra che inaugura il 23 dicembre, alle 18.30 presso la Pinacoteca “Carlo Contini” di Oristano: si chiama “Wild is the wind, l’immagine della musica”, ed è curata da Ivo Serafino Fenu, Antonio Manca e Walter Porcedda.
A pochi mesi dalla scomparsa e a quarant’anni esatti dalla pubblicazione di una delle sue più celebri ballate, la mostra rende omaggio al genio artistico e polimorfo del Duca bianco, alla sua concezione ibrida e contaminativa delle arti e, insieme, al mondo del rock che tanto ha segnato e caratterizzato la cultura e gli stili di vita della seconda metà del secolo scorso.

Promossa dal Comune di Oristano, Assessorato alla Cultura, in collaborazione col Festival Dromos, col contributo della Fondazione di Sardegna, di diverse gallerie (Galleria Pack, Milano e Galleria Studio la Città, Verona) e di numerosi collezionisti privati (Antonio Manca, Giampaolo Abbondio, Valentina Casolari, Virginio Maccarone, Demetrio Paparoni, Paola Vagabonda e Fam. Salis), la mostra rimarrà aperta fino al 5 marzo con dibattiti, concerti e proiezioni di lungometraggi legati al rapporto tra musica e cinema a cura del Cineforum Lost in Translation. La mostra, anch’essa polimorfa e meticcia, proporrà una selezione di artisti internazionali contemporanei il cui percorso ha spesso oscillato e si è spesso ibridato con i linguaggi del rock, del Jazz e del blues più sperimentali e le avanguardie artistiche più trasgressive. Tra loro, solo per citarne alcuni, in bilico tra iperboli concettuali e visioni ultrapop, Robert Gligorov, Nicola di Caprio, Roberto Pugliese, Matteo Basilè e Coniglio Viola relazionati, con un salto cronologico che pare un’eternità, con alcuni padri nobili della Beat Generation, Allen Ginsberg e Robert Frank per tutti.

Una mostra di artisti e di luoghi, di oggetti e di eventi, documentati, questi ultimi, da reportage e filmati che hanno fatto la storia della fotografia e del cinema, quali la serie di dieci foto di Bill Owens dell’Altamont Free Concert tenutosi in California il 6 dicembre 1969, quattro mesi dopo il festival di Woodstock e organizzato dai Rolling Stones a conclusione del loro tour americano. Ma se Woodstock è universalmente riconosciuto come l'evento simbolo e l'apice della generazione del flower power, Altamont, col suo epilogo violento, ha segnato "la fine delle illusioni" di un’intera generazione e si pone, pertanto, come plastica rappresentazione delle numerose utopie e delle altrettanto numerose cadute contro le quali si sono scontrate e si scontrano le nuove generazioni che, proprio nella musica, hanno trovato e trovano motivazioni, sostentamento e rappresentanza.

Artisti in mostra:

Matteo Basilè 

Edo Bertoglio 

ConiglioViola

Anton Corbijn  

Nicola Di Caprio

Robert Frank

Allen Ginsberg

Robert Gligorov

Timothy Greenfield Sanders

Larry Keenan

Agostino Mela

Bartolomeo Migliore

Gianfranco Mura

Bill Owens

Sebastian Piras

Richard Prince

Roberto Pugliese

Tito Sozzini

Robert W.O. Stone

Foto: cea + su Flickr

 

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