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Sprofondo Cagliari, i 5 motivi di un disastro

Rossoblù a un passo dalla seconda retrocessione in Serie B in 5 anni dopo la sconfitta col Torino, Di Francesco verso l’esonero, le ragioni di un fallimento.

Il Cagliari dopo il grande avvio e la delusione successiva dell’anno scorso, era chiamato in questa stagione al riscatto, con la proprietà che aveva investito in un nuovo ambizioso allenatore e in giocatori che si sperava potessero tappare le note falle della difesa e migliorare la qualità a centrocampo, anche con il ritorno a gennaio del figliol prodigo Nainggolan: il tutto per ottenere una salvezza senza patemi, magari in anticipo, e l’obiettivo nemmeno tanto celato di finire nella parte sinistra della classifica. A quasi due terzi del campionato i rossoblù sono invece terzultimi in classifica con la miseria di 15 punti, staccati di 5 lunghezze dalla zona salvezza, col primo posto utile occupato proprio da quel Torino che ha appena vinto in Sardegna. Quali le ragioni di questa catastrofe sportiva?

Di Francesco: a prescindere dalle sue reali colpe, visto che questa squadra già l’anno scorso dopo un ottimo avvio di stagione aveva avuto un crollo verticale, ha sicuramente il demerito di non aver compreso per tempo l’andazzo e aver portato correttivi, insistendo in schemi di gioco che in astratto funzionano, visto che in passato a lui hanno portato risultati con Sassuolo e Roma, ma che evidentemente non sono adatti per i giocatori del Cagliari.

Giulini: la sua colpa principale è forse l’ingenuità, per spendere spende eccome, forse lo fa con poco criterio, ma da quel punto di vista non si può certo dire che la rosa allestita sia poco competitiva, almeno rispetto alle dirette concorrenti per la salvezza. Anche lui però sembra tardare a rendersi conto della situazione, e ora rischia di dover ripartire dalla B per la seconda volta in 5 anni. Non è poco.

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La difesa: reparto horror della squadra già negli scorsi anni, si pensava potesse essere puntellata in modo adeguato dagli innesti di Godin, Zappa e ultimamente anche Rugani. In effetti qualche gol in meno lo si è preso, grazie anche alle solite prodezze di Cragno, ma è restata la cattiva abitudine ad almeno una distrazione grave a partita, che viene puntualmente punita. Ultima quella su Bremer, lasciato liberissimo di staccare in area su corner.  

L’attacco: la novità rispetto alle ultime stagioni è che non funziona più nemmeno l’attacco, l’unico a segnare con una certa regolarità è stato il solito Joao Pedro, nonostante errori sanguinosi come il rigore di Firenze, e qualcosa ha fatto vedere il troppo poco utilizzato Sottil, ma Simeone nel post Covid non ha mai segnato, Pavoletti non sembra essersi mai davvero ripreso dagli infortuni e Cerri… senza volersi accanire come tanti tifosi, diciamo che la porta, in generale, non sembra vederla granché. Aggiungiamoci che rispetto al passato ci sono stati meno inserimenti vincenti di centrocampisti e difensori e il disastro è completo: due soli gol nelle ultime 7 partite, entrambi di JP10.

L’assenza di pubblico: voi direte che vale per tutti, ed è vero, come è anche vero che il pubblico cagliaritano non si è distinto negli ultimi anni per il calore incondizionato (almeno allo stadio). Però è anche vero che negli anni passati i rossoblù, più di altre squadre, sono sembrati dipendere dal fattore campo. L’anno scorso dei 45 punti totali, 25 fatti in casa, due anni fa addirittura 30 su 41 finali. Finora quest’anno solo 9 punti alla Sardegna Arena, sui 36 disponibili finora.

Foto | Wikimedia Commons

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