Intervista a Vittoria Bogo Deledda, Movimento 5 Stelle

  • Scritto da Effe_Pi

Le INterviste di IteNovas.com sulle elezioni politiche del 4 marzo 2018. Quattro domande, sempre le stesse per tutti i candidati, sui temi caldi di questa campagna elettorale.

Oggi IteNovas intervista una protagonista delle prossime Elezioni politiche del 4 marzo, in particolare una candidata nei collegi della Sardegna. Oggi risponde alle nostre 4 domande Vittoria Bogo Deledda del Movimento 5 Stelle, candidata nella circoscrizione uninominale del Nord Sardegna per il Senato. 

Qual è la novità di queste elezioni? Perché un Sardo deluso dovrebbe recarsi alle urne?

Ogni volta che mi viene chiesto se temo di più il centro-destra o il centro-sinistra, rispondo di temere innanzitutto l’astensionismo. La rinuncia al diritto-dovere del voto ci dà l’esatta misura della crisi di rappresentanza che oggi investe l’Italia, e con l’Italia la Sardegna. Più è forte e profonda la delusione verso i partiti che ci hanno governato negli ultimi decenni, e più decisa deve essere la volontà dei Sardi di cambiare. L’unica vera novità di queste elezioni è la possibilità concreta di contribuire alla formazione di un Parlamento che abbia a cuore l’interesse di tutti, il bene comune, e non le rendite di posizione e i privilegi di pochi.

Per la Sardegna serve autonomia, sovranismo o indipendenza? E perché?

Alla Sardegna serve urgentemente un’unica cosa: una classe politica capace di utilizzare tutti gli strumenti derivanti dall’autonomia statutaria in modo concreto ed efficace. Non è un problema di norme, è un problema di capacità di governo finora mancate. Un solo esempio. A dispetto dell’art. 67 dello Statuto che conferisce alla Regione competenze in materia di trasporti terrestri, marittimi e aerei che “possano comunque interessarla” la Sardegna fa da spettatrice al tavolo per la continuità marittima: la concessione viene firmata dal solo governo e dall’armatore. Se le cose non cambieranno, nel 2020, con lo scadere della convenzione in atto, la Regione sarda sarà chiamata a esprimere un mero parere consultivo, senza poter incidere su un ambito tanto decisivo per la sua economia e per la qualità della vita dei suoi cittadini.

Cosa ritiene di poter fare in Parlamento per i suoi concittadini di un’Isola troppo spesso dimenticata?

Per formazione personale e professionale a me interessa che non vengano lasciati indietro i più deboli. Da 25 anni mi occupo di servizi alla persona. Credo nelle misure di sostegno previste dal Movimento 5 Stelle. Se una persona perde il lavoro, deve essere aiutata dallo Stato a riqualificarsi per rimettersi in gioco e riguadagnare competenze e dignità. La Sardegna non vuole assistenzialismo. Questo è il senso del reddito di cittadinanza, un aiuto condizionato all’impegno del singolo a tornare parte attiva del mondo occupazionale. La gente che incontro chiede investimenti pubblici nei settori strategici, chiede di avere uno Stato con chiare priorità di spesa e niente sprechi. Il programma prevede l’istituzione della banca pubblica per gli investimenti a sostegno soprattutto delle piccole e medie imprese.

Cosa pensa di insularità e zona franca? Sono soluzioni praticabili che possono essere proposte alle Camere?

La questione dell’insularità è il classico modo della cattiva politica di guardare il dito e non la luna. Mi spiego. La Costituzione prevede già misure compensative rispetto ai territori svantaggiati. Si tratta di farle valere. Il problema non è l’inserimento in Costituzione del principio d’insularità, ma la mancanza di volontà politica nell’effettuare interventi strutturali a favore della Sardegna. Anche il tema della zona franca si presta a facili strumentalizzazioni. Alla luce del quadro normativo nazionale ed europeo in materia, l’istituzione di una zona franca, dalle aree portuali già previste all’intera Isola, rappresenta un lungo e tortuoso percorso. Questo alla gente bisogna dirlo e bisogna spiegare a chiare lettere chi metterà i soldi per contrastare il deficit iniziale. Non siamo riusciti a sfruttare la nostra specialità, la nostra autonomia, né a rendere operativi a distanza di vent’anni i sei porti franchi sardi. Mi sembra più serio e realistico ridurre le aliquote IRPEF e allargare la no tax area fino a 10 mila euro annui, abolire davvero Equitalia e semplificare il rapporto col fisco tramite una dichiarazione unica. Tutte azioni che il Movimento 5 Stelle attuerà subito se chiamato a governare il Paese.