I soldi delle armi vadano alle bonifiche ambientali

  • Scritto da Effe_Pi

Il deputato sardo Gian Piero Scanu, presidente della Commissione di inchiesta sull'uranio impoverito, chiede di cambiare la destinazione di una parte dei fondi destinati alla Difesa nei prossimi 15 anni.

La Sardegna è una regione dove il problema delle bonifiche assume dimensioni drammatiche, da quelle necessarie nel Nord dell’isola, in primis nell’area industriale di Porto Torres, a quelle fondamentali per il Sulcis ex minerario e per l’area del cagliaritano, per avvalorare appieno la sua immagine di “perla del Mediterraneo”, isola del turismo e dall’ambiente (non solo marino) meraviglioso, la nostra terra ha urgenza di “ripulire” i danni di uno sviluppo industriale sbagliato, compresi quelli del più recente caso Fluorsid, che sta interessando perfino la laguna di Santa Gilla. Ma le bonifiche necessarie sul territorio sardo sono in primis quelle per i territori sfruttati militarmente, in insediamenti come Quirra, Teulada e Capo Frasca, oltre ai tanti altri che vengono ormai definiti “dimenticati”.
Il problema è che lo stato italiano sembra preoccuparsi molto meno di questi problemi che di altri, e anche un nuovo schema di decreto presentato dal governo al parlamento, per ripartire 46 miliardi di euro nei prossimi 15 anni, sembra lasciare solo le briciole alle bonifiche, assegnando invece tantissime risorse ad armi e strumenti di guerra.

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In particolare la Difesa avrebbe a disposizione 10 miliardi, di cui più della metà sarebbero destinati ai “sistemi d’arma”, un quarto per una nuova sede nell’aeroporto di Centocelle, a Roma, e “solo il 5 per cento circa per le bonifiche”. La denuncia arriva dal presidente della Commissione di inchiesta sull'uranio impoverito, il deputato gallurese del Partito democratico, Gian Piero Scanu, che sulle pagine del “Manifesto” parla di “pochi spiccioli” per il risanamento ambientale, nonostante la Difesa debba oggi rispondere, anche “di fronte alla magistratura” delle conseguenze di decenni di esercitazioni: insomma, dopo averlo “bombardato per un trentennio con armi di tutti i tipi, la Difesa ha abbandonato a se stesso un pezzo di Sardegna, definendolo semplicemente non più recuperabile”. E intanto, ancora molti militari subiscono le conseguenze dell’esposizione all’amianto, quando addirittura non vi siano ancora esposti a tutt’oggi. Scanu promette battaglia in parlamento sulla divisione dei fondi, ricordando “il dovere morale di dare assoluta priorità alla tutela della salute e dell'ambiente, in ossequio al principio secondo cui chi inquina paga”.

Foto | gnuckx su Flickr

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