Nell'ultimo mese

Da Expo una proposta per le miniere sarde

  • Scritto da Effe_Pi

Grotte del Bue MarinoA Milano un convegno di ISPRA e Regione Lombardia sulla possibilità di creare una rete di siti minerari da riqualificare anche a fini turistici: in Sardegna sono già presenti 41 strutture tra musei, grotte e altro visitabili per il pubblico.

Le miniere sono una grande ricchezza della Sardegna, anche se ormai sembra passato, quasi ovunque, il tempo dell’estrazione di minerali. Servono quindi proposte per riqualificare queste aree, creando musei e altri siti visitabili, come accaduto coi sei parchi minerari creati negli anni scorsi, tra cui quello dell’isola, istituito con legge nel 2001 che interessa un’area di 3mila 771 chilometri in diverse province sarde e ha la sede centrale ad Iglesias. Di cosa fare con le miniere abbandonate si parla oggi in un convegno organizzato da ISPRA e Regione Lombardia all’Expo di Milano, dove si confrontano i massimi esperti (qui la diretta streaming) dell’argomento, nel tentativo di favorire la scrittura di una normativa, definita “a tutt’oggi carente, che ne regolamenti la gestione”. L’obiettivo è di “creare un sistema di rete nazionale di parchi e musei minerari che interagisca per seguire e condividere lo sviluppo tecnologico, storico, culturale, scientifico di questi siti da riqualificare”, un’altra azione “da portare avanti in modo costruttivo, anche per il suo riflesso sulle economie e sulle società locali”.

Insomma, potrebbe essere un’occasione di sviluppo economico e culturale, specie in quelle terre, come la Sardegna, che di questi siti ne hanno in gran numero, e spesso inutilizzati. L’ISPRA ne ha censito in tutta Italia 2990, e l’istituto pubblico ha visto anche quanti di questi si sono trasformati nel tempo in musei. In Sardegna sono già 41, visto che come ricorda sempre l’ISPRA in “molte aree del Paese, tale patrimonio è stato perduto, smantellato o lasciato deperire, mentre in altre è stato avviato un processo di conservazione, tutela e valorizzazione attraverso la nascita di esperienze di parco e museo geominerario, che hanno permesso di mantenere viva l’identità dei luoghi minerari e del loro passato dove lo sfruttamento delle risorse del sottosuolo ha rappresentato lo sviluppo sociale ed economico di molte comunità”.

Nell’isola si va dal Museo Archeologico e Paleobotanico di Perfugas alla Grotta del Fico di Baunei, dalla Grotta di Is Janas a Sadali a quella di Nettuno ad Alghero, fino alla famosa Grotta del Bue Marino di Dorgali. Tra i luoghi visitabili non mancano miniere vere e proprie come quella di Funtana Raminosa, proprio ad Iglesias o quella di Ingurtosu in territorio di Montevecchio, passando per quelle di Masua, Nebida, Buggerru (Planu Sartu) e Serbariu a Carbonia. Sempre a Iglesias si trova il Museo dell'Arte Mineraria, mentre Cagliari ospita quello di Mineralogia e Austis quello di scienze naturali. Un’ampia scelta che interessa quasi tutte le zone della Sardegna, e che sicuramente, adeguatamente valutate, potrebbero portare un genere di turismo diverso da quello solito marino nell’isola, diversificando l’offerta. Speriamo quindi nella passerella di Expo e nelle conclusioni degli esperti, che potrebbero condurre finalmente a una normativa di sistema e magari all’erogazione di finanziamenti pubblici per creare o migliorare questi siti che uniscono scienza e memoria.

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