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Instagram: Sardegna tra le più taggate

  • Scritto da Effe_Pi

Sardegna ChiaL'isola al secondo posto tra le regioni italiane più taggate sul popolare social network basato sulle immagini, dietro la Sicilia: anche sui social è la più "amata dagli italiani" ma deve ancora crescere tra i visitatori stranieri.

La Sardegna è sicuramente una delle meraviglie dell’Italia e del Mediterraneo, e uno dei modi migliori per raccontarla, ad esempio su internet, sono sicuramente le immagini. Non è quindi un caso che, secondo uno studio pubblicato dal portale “Misurare la comunicazione”, l’isola sia al secondo posto tra le regioni italiane più citate su Instagram, il popolare social network che ogni giorno raccoglie milioni e milioni di fotografie postate dagli utenti tramite telefoni e tablet. In questa speciale graduatoria, la Sardegna, con 2 milioni 622mila e 189 menzioni, è seconda solo alla Sicilia, che ne totalizza 2 milioni 957mila 546 e precede la Toscana, terza con 2 milioni 151 tag. Solo queste tre regioni superano i due milioni, in un’analisi che ha preso in considerazione i nomi dei vari territori italiani in ben 12 lingue (inglese, spagnolo, portoghese, tedesco, francese, svedese, polacco, turco, arabo, russo, cinese e giapponese) e sommando poi tutte le frequenze.

Per quanto riguarda il tag “anglofono” hanno fatto meglio della Sardegna (a quota 974mila 475) sia la Sicilia che la Toscana, mentre la nostra isola si conferma la più amata dagli italiani, che la taggano più di tutti, con 1 milione 511mila 408 menzioni. Le spiagge e le meraviglie naturali sarde affascinano tantissimo i cittadini del belpaese ma anche gli anglofoni, appunto, mentre in francese i tag sono 29mila 252, in tedesco 45mila 854, in Spagnolo 29mila 262, in portoghese 1964, in svedese 14mila 422, in arabo appena 402, in russo 15mila 552, e al di sotto delle 200 menzioni in turco, cinese e giapponese. Una conferma insomma che la Sardegna è ben posizionata sul mercato nostrano e avrebbe necessità di rafforzarsi sulle altre “piazze” turistiche, a partire da quelle anglofone per arrivare a paesi da questo punto di vista “emergenti” come la Russia e la Cina.

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