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Crisi in Sardegna: allarme in Parlamento

  • Scritto da Effe_Pi

Camera SardegnaUn gruppo di deputati e senatori sardi di diversi schieramenti presenta una mozione al governo per chiedere interventi straordinari per l'economia isolana.

La crisi economica in Sardegna è talmente grave da essere ormai una “questione” nazionale, che il governo dovrebbe affrontare in modo straordinario con strumenti ad hoc. Questa è l’opinione di molti parlamentari sardi di diversi schieramenti, che oggi in una conferenza stampa hanno presentato una mozione "per lanciare un grido d'allarme e chiedere l'attenzione del Governo", come ha detto il primo firmatario Roberto Capelli (Centro Democratico). I firmatari chiedono, tra le altre cose, l'istituzione di uno specifico tavolo di lavoro congiunto Stato-Regione per definire iniziative che riportino occupazione e prospettive nell'isola e per ribadire la specificità della Sardegna, che richiede un'attenzione particolare.

I parlamentari hanno fatto notare come dagli ultimi dati la situazione in Sardegna continua ad essere fortemente negativa: il Pil è diminuito del 4,4% rispetto al 2013, perdendo complessivamente dal 2007 oltre il 13% di prodotto; il tasso di natalità è inferiore di due punti percentuali rispetto a quello di mortalità; l'occupazione è diminuita del 7,3% nel biennio 2012-2013, il tasso di disoccupazione ufficiale è pari al 17,5%, con un tasso di disoccupazione giovanile (per coloro che hanno meno di 24 anni) che balza al 54%. "Vogliamo che il tema Sardegna assurga a rilevanza nazionale - ha detto Capelli - e che i presidenti di Camera e Senato Boldrini e Grasso portino la vertenza nelle sedi più alte, non per avere privilegi ma diritti".

Il senatore Luciano Uras (Sel) ha evidenziato come in Sardegna ci sia stato "lo smantellamento totale del sistema industriale", mentre il deputato Pierpaolo Vargiu (Riformatori Sardi) ha sottolineato come l'isola abbia il peggiore regime come residuo fiscale negativo: "Non chiediamo assistenza ma pari opportunità e diritti di cittadinanza analoghi a quelli degli altri", ha attaccato. Michele Piras, anch’egli di Sel, ha evidenziato come da qui al 2016 "alle decine di migliaia di disoccupati attuali, si aggiungeranno altre 18mila persone che prederanno la mobilità in deroga e non avranno alcun sostegno al reddito in una fascia d'età, tra il 45 e i 55 anni, molto delicata. Temiamo il collasso sociale". Sulla stessa lunghezza d’onda la consigliera regionale Annamaria Busia (Centro democratico), che ha evidenziato la forte contrarietà al fatto che l'isola possa diventare luogo di detenzione per i detenuti in regime di carcere duro. "E' una scellerata scelta legislativa che bisogna contrastare con forza e bloccare".

Nella mozione, tra l'altro, si cita il fatto che in Sardegna oltre 35mila ettari di territorio sono sotto vincolo di servitù militare, che persistono tuttora difformità di interpretazione in merito ad alcuni tributi erariali e c'è un debito statale di circa un miliardo, da saldare nei confronti della Regione sarda, "ancora più insopportabile in un momento di forti tagli alla spesa pubblica e tenuto conto che la Regione attuerà il pareggio di bilancio, contribuendo al debito dello Stato per oltre 570 milioni di euro per il 2013 e 2014 con una previsione di aumento per il 2015 di 97 milioni di euro".

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