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Racconto | La Luna e il pifferaio contadino

Racconto inedito e completo da leggere il weekend sotto l'ombrellone o al fresco di un bosco, oppure in casa durante una giornata uggiosa, tutto per voi, i nostri lettori affezionati di IteNovas.com. Buona lettura!

LA LUNA E IL PIFFERAIO CONTADINO di Luigi Citroni

In una notte del Settembre dei suoi otto anni, Lucio guardava la Luna disteso sull’umido prato del suo giardino. Osservava le stelle brillare a debita distanza da quello che ai suoi occhi sembrava essere un lampadario gigante, e nel mentre pensava all’amore. Per la prima volta.

Pensava al libro appena letto durante le vacanze estive, La Luna e il pifferaio contadino, e sognava a occhi aperti senza mai distogliere lo sguardo dalla volta stellata.

Immaginava essere il pifferaio che disperso in mezzo ai suoi campi di granturco aspettava che arrivasse la Luna piena per poter suonare il suo strumento, solo per lei.

E Lucio era come se fosse lì, tra il silenzio dei suoi poderi trapuntati dalla notte e la pace che cala immancabile con l’arrivo del plenilunio, a dipingere nell’aria, con note sconosciute, l’amore provato per la sua amata Luna, fino a quando commossa e desiderosa di ricambiare quel sentimento, muoveva con venti cosmici così tanta polvere di stelle da creare un ponte tra lei e il suo amante, in modo che lui lo attraversasse e potesse così unirsi a lei per l’eternità.

Al ricordo di quella storia l’emozione in Lucio diventava tale che gli occhi gli si chiudevano con vigore, e i pochi peli del suo corpo si drizzavano all’unisono con l’arrivo di un brivido caldo.

In questo modo riusciva a chiedere di più alla sua immaginazione per poter vedere realmente quel ponte fatto di polvere di stelle. Per poi aprire gli occhi e pur non vedendolo, essere felice per averlo immaginato con tanta perizia.

Quella notte per la prima volta si chiese: «Ma è questo l’amore?».

Al tempo la fine dell’estate era un incubo che istante dopo istante si volgeva in cruda realtà, anche se ormai non faceva più tanta paura come a Luglio, quando le vacanze erano un sogno che brillava di luce propria e la scuola…be cos’era la scuola a Luglio?

A metà Settembre invece la malinconia nata spontanea dentro ognuno diventava quasi tangibile, così da desiderare che la felicità trascorsa a crogiolarsi sotto il caldo si mutasse in ricordo, il prima possibile, in modo da non soffrire qualora fosse arrivato l’inverno ancor prima di essersene accorti.

Per Lucio le cose stavano così: l’estate stava per finire così come le vacanze, e allora che questa fine arrivasse in fretta e gli togliesse l’illusione di felicità ormai impressa nello spirito.

Così il tempo ascoltò le sue preghiere, e senza esitare fece sì che la campanella risuonasse nelle sue orecchie ancor prima che potesse concepire e somatizzare il fatto di essere tornato a scuola.

In quel posto dove le urla, le chiacchiere e l’odore di mortadella nascosta dentro lo zaino si insinuavano tra la gente fino a toccare il cuore di ogni bambino, e con violenza prenderlo a calci.

Ma bastò poco per sentirsi nuovamente parte della consuetudine, così che quando Lucio vide i suoi amici farsi largo tra una fitta tristezza generazionale, mitigata da un infantile innocenza, anche loro con la divisa nera appiccicata addosso, si unì alla marcia sconsolata, e varcata la soglia dell’edificio decise di lasciarsi l’estate alle spalle. Definitivamente.

Lucio Fanti non aveva nessuna intenzione di lasciarsi coinvolgere dalla frustrazione generale per l’inizio della scuola. Mentre gli altri camminavano e facevano le scale per le classi a capo chino, in una fila ordinata tanto da sembrare carne pronta per la macellazione, lui pensava a una campo di granturco chiuso da un muro a secco, e a un contadino innamorato di un qualcosa improbabile come la Luna, che per lei suonava instancabile sotto le stelle.

Quella mattina avrebbe tanto voluto chiedere all’insegnante: «Maestra…suonare il piffero per la Luna…è amore?» ma quelle parole non presero mai forma e mai si trasformarono in fonemi, solo ed esclusivamente per la paura di essere preso in giro.

In ogni caso lui voleva una risposta, poiché dopo aver passato mesi a cercare di capire perché mai uno dovesse attraversare un ponte fatto di stelle, sentiva il bisogno di sapere se mai lui fosse riuscito un giorno a sentirsi come il pifferaio.

Per sua fortuna Andrea Rigoni, il suo migliore amico, aveva sempre la risposta a tutto. Per ogni cosa Lucio poteva chiedere a lui, e in quei pochi anni di vita di cui si poteva parlare, egli si rese conto di quanto Andrea fosse pronto a esprimere sempre e comunque la sua opinione.

Durante la ricreazione di quel primo giorno di scuola Lucio gli chiese: -Andre ma tu l’hai letto il libro per le vacanze? –

- No- rispose laconico – io non ho bisogno di leggere-

Questa affermazione chiara e concisa lasciò perplesso Lucio che alla fine si convinse fosse persino vero. Andrea a quell’età sembrava avere una marcia in più, così che quando Lucio gli racconto la storia del pifferaio e della Luna e gli chiese se quello fosse amore Andrea rispose – ma che amore! Io lo conosco bene l’amore e non è quello. L’amore è la tranquillità che c’è a casa quando babbo guarda Passaparola mentre mamma e prepara la cena. Ma quali pifferi e pifferi Lucio! –

“Forse ha ragione” pensò Lucio “in fin dei conti anche a casa funziona così. Forse ha veramente ragione Andrea. Come sempre”.

Per quanto la risposta del suo amico avesse in qualche modo saziato la sua curiosità, egli non ne fu mai veramente convinto, tanto che quella domanda continuò a riecheggiare nella sua mente, senza mai trovare una vera e propria soluzione.

E così da quel primo giorno di scuola, da quella domanda nata all’ombra della sua giustificata inconsapevolezza, le stagioni guidate dal trascorrere degli anni, si avvicendarono una dopo l’altra senza troppi indugi.

Al tempo in cui decise di concedersi alla curiosità sulla condotta del pifferaio aveva solo otto anni, ma fu in quel momento che qualcosa cambiò in maniera repentina.

Come se fosse squillato una sorta di timer dentro di sé, quel mondo che aveva conosciuto fino al giorno si accartocciò su se stesso, lasciandolo solo, disperso tra i mille impulsi confusi che un’adolescenza ancora agli albori si porta appresso.

A undici anni sentì un fuoco ardergli le membra, una strana gioia risvegliare il suo animo assopito e poi, infine, un’insolita tristezza cosmica a placare quel tripudio di euforia. Non riuscì da subito a rendersi conto di cosa potessero essere quelle nuove sensazioni, tanto che cercò di esorcizzarle, condannando davanti a Dio i suoi pensieri di stampo immorale. Ma le preghiere di redenzione non servirono a placare la sua inadeguatezza per i panni che la natura lo costrinse a vivere. Non era più sufficiente mostrarsi alla famiglia in tutta la sua ingenuità fanciullesca per prendere sonno la notte.

Lucio Fanti stava crescendo e paradossalmente, nonostante fosse in attesa di farlo, non se ne rendeva conto.

Capì di non avere scelta se non quella di seguire il corso della natura quando a causa di un assurdo gioco del destino, il suo cuore iniziò a palpitare in modo inconsueto per un breve scambio di sguardi con la prima ragazza che gli concesse di poggiare le labbra sulle sue.

Avevano dodici anni e ancora niente da raccontare.

I loro corpi avevano tutto tranne che parvenze di maturità e il loro volto si contorceva tra brufoli e i fastidi scaturiti dall’apparecchio ai denti.

Ma avevano una passione. Di che natura fosse questo nessuno può saperlo con certezza, nemmeno loro.

Erano schiavi di un turbinio di emozioni che più che dar loro l’opportunità di crescere li mandava in confusione. Ma tutto questo non importava, poiché c’era un copione da seguire, e tra le battute c’era proprio scritto che avere un ragazzo o una ragazza doveva essere necessario per dimostrare al mondo che la puzza di pannolini pisciati ormai era solo un brutto ricordo.

Quindi camminare mano nella mano per i corridoi, vedersi di nascosto il sabato sera per qualche minuto prima del coprifuoco, oppure finire gli sms della Christmas Card in una notte, rientrava in un modus operandi necessario per fare il primo passo verso ciò che sarebbe stato amarsi alla follia.

Ma la frivolezza della gioventù rischia di complicare immancabilmente ogni cosa.

Così che per Lucio come per tanti altri arrivò la prima delusione amorosa, quando la ragazza con cui usava scambiarsi segreti scolpiti su foglietti di carta sgualciti, prese per mano una bestia simile a lui per aspetto ma differente per tracotanza.

E alle parole “mi dispiace ma non poteva funzionare” pronunciate a denti stretti per non far partire gli elastici dalla ferraglia saldata sullo smalto bianco, tornò come un fulmine a ciel sereno la domanda: ma è possibile che sia questo l’amore?

- Ma quello non era amore- disse Andrea – quella era una guasta e basta. L’amore è un’altra cosa-

Quando Andrea parlava Lucio ascoltava sempre. Certo pian piano iniziava a chiedersi il perché lo ascoltasse, ma anche quello non aveva importanza. Andrea era il suo migliore amico e se diceva che l’amore era un’altra cosa allora sì, forse era veramente così.

Ma la sua curiosità era più forte, come il bisogno di avere una risposta sensata.

Quindi con l’imbarazzo stretto tra le mani e il sudore che più che sgocciolare esondava dalla sua fronte, chiese alla madre che cosa si intendesse normalmente per amore, e se lei lo avesse mai provato.

- Ih figlio mio chi te le ha messe in testa queste cose? – disse in un primo momento, come se cercasse di allontanare la responsabile di madre che di punto in bianco le precipitò addosso. Ma dopo qualche secondo riprese con tono differente – l’amore è una cosa un po’ complicata Lucio, a volte si prova e a volte non si prova. Non si può comandare a qualcuno di amare qualcun altro o viceversa è una cosa naturale, che viene e basta-.

- Tu lo ami a babbo? – chiese il ragazzo

- Beh io voglio molto bene a tuo padre quello sì, ma è complicato anche per il modo in cui io e lui siamo cresciuti – disse con un sospiro.

In seguito dopo qualche attimo di pausa concluse cercando di spiegare al figlio quanto potesse essere difficile essere giovani amanti ai loro tempi, dove ogni piacere veniva razionato con parsimonia, e di quanto fosse complicato perdersi e lasciarsi andare spinti dalla propria emotività. Da giovani i suoi sembravano non sapessero che oltre alla singolare concezione del mondo tramandata dai loro avi, la vita potesse essere composta anche da altre piccole sfaccettature. Da quelle minuscole e impercettibili scosse che possono partire solo dal cuore di chi si innamora.

Nessuno dei due si concesse veramente la libertà di poter amare al di là dei pregiudizi e delle sentenze elargite dai vecchi saggi del paese, ciò nonostante dopo anni passati a rincorrere la loro libertà tra la polvere e il basalto, giunsero a un compromesso stipulato tra famiglie a prescindere dal fatto se ci fosse o meno qualcosa che andasse oltre il dovere coniugale.

- Fondamentalmente l’amore, come te lo spacciano, come te lo fanno vedere alla televisione è una presa in giro Lucio. Niente di più-.

A quindici anni quelle parole segnarono l’animo del ragazzo tanto da fargli prendere le distanze da ogni concezione romantica.

Ma allo stesso tempo non riusciva ad accettarlo. Rifiutava il pensiero che il tutto si risolvesse con un semplicistico stigma di chi concesse la sua vita a un’arida tristezza.

Per questo motivo la notte pensava al suo pifferaio. A quel libro letto anni prima. Al campo coltivato con tenacia, alle pietre incastrate a secco, ma soprattutto pensava all’imperterrita volontà di dimostrare qualcosa alla Luna suonando per lei, solo per lei, tutto ciò che non sarebbe mai riuscito a dire a parole.

Alla luce di ciò non poteva essere tutto una presa in giro.

A sedici anni il mondo inizia a mostrarsi per quello che è in realtà. Per Lucio e quelli come lui l’insoddisfazione inizia a prendere forma. Non è più un tabù segregato in un angolo buio del proprio inconscio, ma si materializza come costante di una vita che più che offrire opportunità pare affossare ogni passione, ogni interesse, offrendo così un’occasione irripetibile per plasmarsi nell’apatia.

Tutto ciò che poteva regalare un sorriso o un’ombra di trasalimento si riduce a una malinconia adolescenziale dove il vivere da disillusi fa da padrone.

“Dopo tutto questo tempo passato a prendere in prestito le vostre bugie ora scopro che è tutto una messa in scena” pensava Lucio “la vita sociale, la scuola, gli impegni, la crescita, il mondo che ci aspetta a braccia aperte, l’affetto dei cari, l’essere importanti per qualcuno e persino l’amore…tutto una tremenda finzione. Anche il pifferaio che suona alla sua Luna”.

I suoi pensieri cavalcavano impetuosi gli anni dell’adolescenza. Quando a tradimento strappava le prime promesse a qualche ragazza in grado di ricambiare il suo disappunto su una realtà che andava a rotoli.

Parole dolci estrapolate da qualche libro, carezze, sigarette e cannoni per distorcere i propri sentimenti, e spinti da impulsi ancora confusi i primi contatti al di là del pudore.

Questo era ciò che, dentro la sua mente, credeva di dover sperimentare per poter comprendere quale fosse la musica da suonare alla sua Luna, ma ogni tentativo risultava inutile.

Il proliferare della sua libidine e bisogni di ogni sorta si arrestava immancabilmente quando il fuoco della gioventù si assopiva tra la cenere della sua delusione. Quando la spensieratezza e la libertà di sentirsi parte di un gioco di esperimenti, ai suoi occhi assumeva lo stesso valore di un vaso vuoto, coperto dal fango.

In quegli anni darsi opportunità con una ragazza per lui era più che altro un modo per non rimanere indietro agli altri. Era un dettame sociale da rispettare, e dal momento che tutti lo facevano allora anche lui avrebbe dovuto fare la sua parte.

Ma quando tutto ciò che faceva trovava sfogo in un’amarezza senza precedenti, il suo sconforto lo riportava alla ribalta nuovamente con un unico pensiero da condividere con il suo migliore amico, il quale ormai si dimenava come un ossesso tra ogni ragazza che potesse mostrare un minimo di interesse.

- André ma…tu come fai? Ti sei già innamorato di qualcuna? –

- Eja io eja…perché tu no? Ieri le ho anche detto a Fabiana che la amavo come il mondo-

- E lei cosa ti ha detto? –

- Di levarmi dai coglioni, ma lo so che mi vuole –

- E tu credi che questo sia amore –

- E certo, è questo l’amore. Quando una ragazza ti tratta male perché non vuole dartela subito-.

A diciassette anni parlare con Andrea di certi argomenti divenne per Lucio una colossale perdita di tempo, anche se non poteva che ammirare la disinvoltura con cui il suo amico si fiondasse in un mondo del quale non ci aveva capito praticamente niente. “Dovrei fare anche io come lui” pensava.

Ma nonostante ne fosse consapevole, egli non riusciva a fare sua la tranquillità necessaria per godersi a pieno ogni passione del caso.

Ma come disse un tempo sua madre non c’era da preoccuparsi; certe cose non si possono governare o stabilire a priori. Bisogna sentirsi pronti e solo allora concedersi a quello che si desidera realmente.

Bisogna sentirsi pronti disse. Chissà se lei fosse pronta per ciò che successe quando scoprì il marito consumare ciò che loro ormai avevano lasciato segregato alla giovinezza, con una donna di appena quarant’anni.

Era autunno e Lucio aveva appena compiuto diciotto anni.

Tornò a casa da scuola in una mattina apparentemente come le altre, e sull’uscio, carico di valige vide il padre abbandonare casa loro senza troppe parole.

- Ma cosa sta succedendo? Ba ma dove stai andando? –

-Tua madre ha deciso che non mi vuole più Lucio- disse con tono sconsolato, mentre da dentro l’abitazione un lamento straziato attirò l’attenzione di un giovane confuso.

Genuflessa sul pavimento la madre di Lucio lasciava che la rabbia e la tristezza la privassero della forza per contenere le lacrime e il dolore dovuto a un tradimento.

Senza pensarci due volte Lucio si chinò su di lei e la strinse in un abbraccio consolatorio. Lei non fiatò, non emise un gemito, lasciò che le braccia del figlio maggiorenne strozzassero il suo pianto.

-Tuo padre ci ha tradito – disse infine.

Lucio rimase impietrito. Non sapeva cosa dire, cosa fare né cosa pensare. Anche questo faceva parte dell’amore? Poteva il tradimento essere una sua componente?

Quando si pose questi quesiti la risposta fu repentina: no, assolutamente no. Così questa consapevolezza chiese qualche mese dopo chiese le spiegazioni necessarie a quello che a momenti non riusciva più a chiamare padre.

-Ormai sei grande…lo sai come funzionano certe cose- disse il padre.

-No, io non lo so come funzionano certe cose. Sono qua perché voglio che sia tu a spiegarmele-

-Io amo tua madre, l’ho sempre amata…ma ci sono momenti, anche nelle coppie più felici, di grande stanchezza…dove c’è bisogno di un po’ di respiro, un po’ di libertà. Puoi capire quello che dico? –

-No- rispose Lucio lapidario

-Quando avrai la mia età e avrai passato ciò che ho passato io allora capirai anche tu-

-No…non credo proprio…se sei stanco te ne vai in vacanza…ti prendi un periodo per fare chiarezza…non ti scopi la prima donna che ti capita a tiro…non la porti in qualche SPA di lusso o a cena nei migliori ristoranti. Se sei stanco e non vedi via di uscita chiedi aiuto a qualcuno…alla persona che nel bene e nel male ti ha sopportato per tanto tempo…non ti fai succhiare il cazzo da una ragazzina qualsiasi. Eri stanco di mamma? Di me? Di tutto quello che eravamo…io quello lo posso capire…ma allora ti saresti dovuto comportare da uomo. Avresti preso i tuoi coglioni del cazzo in mano e come uomo ti saresti preso la tua responsabilità. Volevi lasciarci…vaffanculo l’avrei sopportato…ma non questo! E non provare a parlarmi di amore, di stanchezza o di confusione perché prima di farlo dovresti aver bene in mente il concetto di rispetto…e tu non hai un cazzo in mente-.

Dette queste parole Lucio lasciò la casa del padre con ogni singola componente del suo corpo in preda a un tremore compulsivo difficile da governare.

La delusione per tutto ciò che stava andando a scoprire relativo all’amore era ormai tanto opprimente da togliere il fiato. Forse era veramente tutto una presa in giro.

Ma nonostante tutto ancora non voleva rassegnarsi a questa concezione, poiché anche se involontariamente pensava che qualcosa di migliore esisteva. Il pifferaio in fin dei conti non avrebbe mai deluso le aspettative della sua Luna.

Quando ancora il dubbio era l’unica cosa certa nella sua vita, tra gli spiragli disegnati da profumate ortensie di un giardino del suo paese, egli intravide per la prima volta ciò che avrebbe voluto considerare amore.

Vanessa era una ragazza del suo paese, una di quelle che molti pensano che chi se la prende è fortunato.

Aveva tutto ciò che un uomo può desiderare in una donna, ma per un assurdo caso del destino, l’uomo che prese ciò tanti altri bramavano fu proprio Lucio.

Le cose tra loro si protrassero per qualche mese in balia di mille controversie e incomprensione che spesso facevano da sfondo a una tenerezza manifestata anche con il più piccolo gesto.

Vissero i loro giorni come due amanti scostanti, eternamente vicini e lontani, tra notti di passione e giorni di gelida indifferenza.

-Oh André…missà che mi sto innamorando di Vanessa- disse un giorno.

-Innamorando? Ma questo mica è amore-

-E allora che cosa è? –

-Ah bo…a me lo chiedi? –

Lucio dopo questo breve scambio di opinioni decise di non far più affidamento alle parole del suo amico, così persuaso decise di fare il passo e confessare i suoi sentimenti.

“Forse questa volta ci sono arrivato” pensava.

L’auto si fermò in una radura all’ombra di una collina fuori dal paese. Il motore si spense, e così i fari. Rimasero fermi, immobili, l’uno di fronte all’altro all’interno dell’abitacolo.

La macchina aveva il suo profumo, e a ogni respiro il suo senso di benessere prendeva lo spazio della paura che altrimenti l’avrebbe caratterizzato.

Dopo un susseguirsi di attimi, i raggi di luna riuscirono a sbirciare attraverso i finestrini appannati, illuminando pacatamente due giovani corpi.

Lui la guardava e pensava mentre lei riusciva a scorgere nei suoi occhi la pace di un uomo che finalmente si libera dei suoi dilemmi e si apre a un mondo che dopotutto non è così malvagio.

-Ti amo- disse lui

-Anche io- rispose.

Con il senno di poi si potrebbe certo evitare ogni catastrofe. Si potrebbero controllare e gestire meglio le azioni così come le parole. Si può mettere una toppa dove si sbaglia ricucendo così uno strappo semantico involontario. Ma nella maggior parte dei casi, quando ci si ritrova a pensare queste cose lo sbaglio commesso è diventato irrimediabile.

La felicità per aver trovato finalmente la risposta alla sua domanda, si dissolse come zucchero nell’acqua ancor prima di trovare il tempo per capire se le sue azioni potessero avere ripercussioni sulla sua vita.

In una notte vuota e senza senso, Lucio parlava con Andrea sotto un lampione fumando sigarette una dopo l’altra, con la stessa frequenza con cui si mangiano le ciliegie.

Diceva di aver trovato quello cercava in Vanessa. Lei era bellissima, lei era gentilissima, lei era paziente, lei era questo, lei era l’altro.

Andrea ascoltava in silenzio, come se in quell’istante avesse finito i consigli e le sentenze da elargire senza fronzoli.

Ma il rombo di un motore ruppe l’atmosfera.

Si fermò in uno stop poco lontano dai due ragazzi che completamente indifferenti continuavano a parlare, fino a che vennero interrotti dopo che pian piano i lampioni illuminarono l’interno dell’abitacolo.

Gli occhi di Lucio caddero sui passeggeri, in particolar modo su una ragazza seduta al fianco dell’autista.

Il profilo, i capelli persino il modo di muoversi gli ricordava la ragazza di cui stava parlando con il suo migliore amico.

“Impossibile” pensava, “non è possibile che sia lei”. Ma bastarono pochi secondi per averne la conferma.

I loro occhi si incrociarono dopo che le sue labbra scivolarono via da quelle di un perfetto sconosciuto appena illuminato da una fioca luce filtrata da fronde sottili.

In men che non si dica la macchina partì e in poco venne ingoiata dal viale lasciando i due ragazzi fermi immobili nelle loro posizioni.

Il silenzio che rimase di quella notte venne stuprato dai cocci del cuore di Lucio che caddero in terra disintegrandosi in mille piccoli pezzettini insignificanti.

-Missà che quello non era amore Lucio- disse Andrea con tono mortificato –missà tanto che era solo una merda-.

Si ha un bel dire e pretendere dal mondo. Un giorno succede che ti svegli e quello che hai conosciuto fino a qualche istante prima non c’è più.

Il benessere, la felicità, la leggerezza nel vivere senza preoccupazioni. Tutto sembra abbandonare la propria dimora. Anche la voglia di tenersi un posto costruito da qualche parte, al sicuro dal mondo, dalla gente e dalle indiscrezioni, così che vien voglia solo di dimenticare e farsi dimenticare in modo da non soffrire più di quanto le circostanze abbiano concesso.

Allora si vuol lasciare che il tempo passi veloce con tutto il suo disinteresse, fino al momento in cui tutto finisce lasciando solo il vuoto e ciò che esso comporta.

La storia di Lucio non finisce con un cuore spezzato, ma da questo e anni di rabbia e ripudio verso ciò che cercò di comprendere da sempre risorse come un’Araba Fenice.

Dalla rabbia nel corso degli anni qualcosa di positivo venne fuori per compensare e mettere rimedio al disastro di un animo ferito.

Il tempo, per chi sa aspettare, regala il modo migliore per rimediare alla propria tristezza.

Allora nuove mani prendono ago e filo e ricuciscono ogni strappo; ogni esitazione, paura, preoccupazione per poi regalare al mondo una persona nuova, in grado di poter essere qualcuno per qualcun altro.

Mani leggere, sottili, con unghie laccate a nero, le quali tra carezze e contatti delicati ridestano in maniera risoluta la melodia del pifferaio ormai assopita e tenuta nascosta.

Fu così che Lucio riprese a sognare il suo campo di gran turco, il suo pifferaio e la Luna dalla quale poter arrivare. Ora tutto aveva un nome, un volto, e il ponte che un tempo osò solo sognare sembrava diventare solida realtà.

In fin dei conti scoprì quanto ancora valesse la pena sorridere, essere per il mondo così come il mondo sarebbe stato per lui a sua volta, e magari un giorno arrivare alla risposta tanto bramata per quella domanda che lo tormentò attraverso il tempo: ma è questo l’amore?

Alla Luna.

Foto: rkarkowski | Pixabay CC0

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