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Ambiente: in Sardegna mare pulito ma troppo caldo

Chiari e scuri dello stato ambientale dell'isola nell'ultimo rapporto dell'Arpa Sardegna, con dati del 2014: criticità su inquinamento industriale e militare e cambiamenti climatici con aumento delle temperature medie.

Come sta l’ambiente in Sardegna? La nostra terra, spesso apprezzata e amata per le sue bellezze naturali, non è però esente, chiaramente, da problemi ambientali, come dimostrano le tante aree inquinate che necessitano di interventi e bonifiche: a fare un punto della situazione ci ha pensato l’Arpa Sardegna, con un report dettagliato in cui espone la situazione e i principali problemi dell’isola. Anzitutto il 2014 (a cui sono riferiti i dati) è stato un anno di grande caldo, visto che nel Campidano e nelle pianure centrali dell’isola la temperatura media ha superato i 30 gradi e anche in autunno nel centro e lungo le coste si è andati sui 20-22 gradi, senza che il freddo arrivasse nemmeno in montagna, dove si è rimasti sui 10-12 gradi. Per quanto riguarda la balneazione, nel 98% dei punti censiti è possibile fare il bagno, come prevedibile, e tra i luoghi “eccellenti” dove si è campionato ci sono Capo Carbonara, Biddiriscottai, l’Argentiera, l’Asinara e Serpentara, ma anche Teulada, Alghero, Capo Frasca, Masua e Calasetta.

Per quanto riguarda l’acqua del rubinetto invece c’è da preoccuparsi, visto che ci sono stati superamenti dei parametri inorganici nel 49% dei Comuni, organici nell’11% e microbiologici nel 18%. Sulle acque sotterranee, il 45% dei corpi idrici sono da considerare “a rischio”, il 2% “probabilmente a rischio” e il 67% “non a rischio”: è stata posta particolare attenzione alla Zona Vulnerabile da Nitrati di origine agricola di Arborea, dove vengono monitorate le acque sotterranee, i suoli e gli scarichi: dal 2007, quando è stata iniziata l’attività di campionamento, c’è stato un miglioramento nello stato delle acque superficiali, con poco più di 80 milligrammi di nitrati per litro, mentre nel 2008 si sfioravano i 120 milligrammi.

Sulla qualità dell’aria, esistono nell’isola 43 centraline automatiche di misura della rete di monitoraggio, che raccolgono oltre 5 milioni di dati orari/anno: le criticità per il PM10, rilevate in particolare nel periodo invernale, sono attribuibili alle emissioni degli impianti di riscaldamento domestici, soprattutto quelli a legna, associati, a fine anno, a un fenomeno eccezionale di trasporto di polveri sahariane. Da tenere in considerazione il fatto che l’assenza di metanizzazione in Sardegna determina nelle aree urbane emissioni da impianti termici circa doppie rispetto a quelle da attività veicolare, al contrario di quanto avviene nella penisola.
Sempre per quanto riguarda l’inquinamento, in particolare quello dai siti contaminati, ne sono stati censiti a fine 2014 ben 850, equamente suddivisi tra discariche dismesse di rifiuti urbani (219), punti vendita di carburanti (218), aree minerarie dismesse (199) e siti industriali (199), ci sono anche 7 siti oggetto delle procedure di caratterizzazione e bonifica ricadenti all’interno di aree militari: quelli che interessano particolarmente l’opinione pubblica sarda, ma che al momento, come afferma la stessa Arpas, le cui procedure (di bonifica) “sono in capo alle medesime autorità militari”.

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